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Archivi tag: serenità

My trip’s diary-Day 24

Questa è stata probabilmente la giornata più ricca e più bella vissuta fino ad ora, in termini di Bellezza. Perché ci sono cose che la natura fa e che ti riempiono il cuore e gli occhi di felicità da quanto sono belle, e oggi ne abbiamo viste parecchie in successione!! 

Questa è la parte più bella della GOR. Noi ci siamo svegliate con la ramanzina dei ranger e, nonostante il tempo nuvoloso e incerto, siamo corse di nuovo dagli Apostoli per vederli alla luce del mattino. È fantastico camminare lungo il sentiero, svoltare l’angolo e all’improvviso ritrovarteli li, questi giganteschi monoliti che spuntano da un’acqua azzurrissima. L’erosione del mare e degli agenti atmosferici hanno contribuito a rendere la parete di queste rocce molto disomogenea, e a ogni cambiamento di luce la vista sembra sempre un po’ diversa. È un posto davvero unico e, nonostante avessi visto le foto centinaia di volte, solo quando ci sei capisci la sua grandezza e la sua maestosità. È il perfetto esempio della Grandezza con la G maiuscola dell’Australia. È forse uno dei miei posti preferiti del Paese finora. 

Le nuvole non ci fermano e proseguiamo di nuovo verso Port Cambell. In meno di 20 chilometri, sempre all’interno del Port Campbell National Park, ci sono decine di cose belle da guardare. Ci fermiamo prima in una parte dove si possono ammirare alcune formazioni rocciose davvero bellissime: Razorback e il fantastico Loch Ard Gorge, una spiaggia incastonata in alte pareti di roccia, dove noi ci siamo divertite a fare centinaia di foto mentre saltiamo (sorvoliamo sul fatto che io non sono capace di fare la foto al momento giusto, e vabbè). 

Ci fermiamo innumerevoli volte, per vedere tante altre formazioni rocciose mozzafiato, come il London Bridge (che ormai da più di vent’anni non è più un bridge), the Arch e the Grotto, dopo una pausa pranzo sul lungomare di Port Campbell. 

Dopo una breve sosta a Pererborough e qualche foto alla Bay of Martyrs (dove siamo state 34 secondi perché c’era un vento pazzesco), ci siamo mosse verso Worrnambool, una cittadina che io aspettavo tanto per il Big Millshake che però è stato estremamente deludente. Ci siamo allora fatte una passeggiata intorno al Lake Pertobe, dove c’è un bel prato con il parco giochi, un labirinto e tanta pace. 

E poi a dormire in un buco di paese chiamato Yambuk, in uno spiazzo verde vicino allautostrada e a un bagno chimico. Ma con un tramonto niente male!! 

E gli occhi me li sono riempiti alla grande pure oggi 🙂 






































































































My trip’s diary-Day 23

Si va avanti lungo questa niente male Great Ocean Road! 

Colazione a Lorne in riva al mare, poi un salto a Separation Creek è un bel bagno a Apollo Bay, con questa spiaggia lunga lunga e niente male (anche abbastanza deserta, prima dell’arrivo dell’orda di cinesi). Pranziamo sulla spiaggia e poi ripartiamo lungo la costa e poi verso l’interno, in mezzo al Cape Otway National Park. Questo posto pare perfetto per avvistare koala in the wild, così noi iniziamo ad aguzzare la vista appena la strada si inerpica nella foresta. Ma non vediamo proprio un bel niente. Poi però per fortuna esiste la gente. Quella che si ferma sul ciglio della strada e guarda in su. Lì pensi: o sono matti, o su quell’albero c’è un koala. E quindi ci siamo ritrovate a non guardare più gli alberi, ma semplicemente a fermarci dove c’erano altre macchine (Ahahahah l’apoteosi della sfigaggine) e così abbiamo visto quattro meravigliosi, pelosi, sonnacchiosi koala ok giro per il parco! Tanto bellini è molto molto in the wild 🙂 

Abbiamo raggiunto la parte del faro, salvo poi scoprire che per vederlo da vicino si doveva pagare (e non proprio bruscolini..20 dollari cazzo), così abbiamo fatto una camminata e siamo tornate indietro. 

Dopo una breve sosta a Lavers Hill, dove ci sono un benzinaio (cioè, una solitaria e polverosa pompa di benzina), un café è una baracca (ma anche uno stupendo pannello con degli animali australiani disegnati sopra e il buco al posto della faccia di un canguro e di un koala, dove noi abbiamo perso circa 20 minuti a far foto…..), ci siamo spostate verso Port Campbell e ci siamo ritrovate nel Port Campbell National Park, e a pochi chilometri dai 12 Apostoli. E che fai, non ci vai?? Sapevamo che non valeva molto la pena vederli di sera perché sono contro sole e veniva fuori una sorta di black Apostles, ma visto che ci siam passate davanti…. È così abbiamo trascorso una mezz’ora in questo posto meraviglioso che vabbè io vorrei piangere da quanto è bello e però non dico niente perché domani me lo godrò di più e quindi basta sto zitta e ma quanto cazzo è bello quel posto?????? 

Raggiungiamo infine Port Campbell e ceniamo quasi sulla spiaggia. Poi (una volta scaricata Kara che stanotte dorme in mezzo al nulla, io non so come diavolo faccia a non essere terrorizzata), sistemiamo la macchina, facciamo il letto è tutto… Per poi accorgerci che non si poteva dormire li. E quindi a bui inoltrato vai a cercare un altro posto…. Morale della favola, siamo in un parcheggio per camion, una sorta di piazzolone di sosta sterrato sul ciglio della strada, buio pesto e una macchinata di cinesi caotici a 20 metri da noi. 

Va tutto bene!!!! 

























































My trip’s diary-Day 22

Scrivo sul blog seduta sulle scaline di un bagno pubblico sulla spiaggia di Lorne, Great Ocean Road. Ed è già tornato il freddo, naturalmente. In realtà oggi c’era un bel sole, accompagnato però da un vento rompicazzo. Insomma, assolutamente nulla di nuovo!!
Stamattina siamo andate a Geelong, una città con un lungomare molto carino, completo di molo, porto, spiaggia, prato, ruota panoramica tutta colorata e tanti personaggi di legno in giro. Abbiamo trascorso un’oretta lì e poi è stata l’ora delle “commissioni”: una spesa gigante e il giro dei punti vendita delle compagnie telefoniche per capire quanta ricezione avremo nei prossimi giorni (ricordo ai miei piccoli lettori che, in quanto a internet e ricezione telefonica, l’Australia è una ventina d’anni indietro).
E poi si inizia la Great Ocean Road! Ci siamo finalmente!! Iniziamo con Torquay: arriviamo a Fishermans Beach e ci stendiamo sulla sabbia per circa 20 minuti, dopo i quali avevano sabbia ovunque, persino su per il c e abbiamo perciò deciso di desistere. Questa parte della costa è famosa per il surf, e in effetti in quanto a vento è messa piuttosto bene! Infatti poi ci spostiamo un po’ più avanti e la situazione non cambia. Ci sono una spiaggia e un punto panoramico attaccati, che si chiamano rispettivamente Cosy Corner e Danger Point: che carini saranno gli australiani? Da qua il panorama è molto bello, è il vento sposta anche le balenottere come me. Decidiamo quindi ti fare una capatina a Bells Beach, la spiaggia dove si tengono i campionati di surf, e poi continuiamo la nostra traversata, fermandoci a Anglesea, in punti imprecisati lungo la strada per le foto, e infine a Lorne.
Un giorno mi piacerebbe avere il tempo di raccontare nei dettagli come si svolgono le parti “tecniche” del nostro viaggio: è qualcosa che adesso troviamo a volte stancante e a tratti pesante, ma che non vorrò mai dimenticare perché è un pezzo di vita davvero unico!!
E intanto siamo sulla Great Ocean Roaaaad :)))

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My trip’s diary-Day 21

E si riparte! Dopo due giorni su un bel letto comodo e in una casa con tutte le comodità, ritrovarmi chiusa in macchina sul materasso di gommapiuma non è il massimo… Ma in fondo ormai questa è casa! Ancora per 10 giorni…
Stamattina siamo stati in casa per finire di riprenderci, preparare tutto e salutarci. Poi siamo partite per Brighton Beach, la spiaggia a sud-est di Melbourne, famosa per le sue “casette” colorate. Naturalmente era nuvoloso (…..), ma è un posto davvero carino, ci sono tutte queste casette in fila dai colori sgargianti che mettono tanta allegria!!
Dopo un paio d’ore di macchina abbiamo raggiunto Ballarat, la seconda città del Victoria per grandezza (leggi: un grande paese). Ballarat è meta turistica perché è stata diciamo la capitale del periodo della corsa all’oro nel 1800. Molti edifici hanno lo stile di quell’epoca e il risultato è davvero molto bello! Una cittadina ordinata, sonnacchiosa e con dei palazzi stupendi! Dopo un bel giro a piedi, abbiamo raggiunto il lago e il giardino botanico, che è un piccolo gioiellino. È tutto così curato e in ordine, e so perfettamente che questa è una cosa che mi mancherà molto quando tornerò in Italia!
Siamo piazzate vicino a un paesino chiamato Garibaldi (vicino a Napoleons….parliamone), nello spiazzo di una scuola minuscola attiva nel 1800 e che ora ha un’atmosfera un attimo sinistra…speriamo bene!!

Prima delle foto, un ringraziamento. Non so se Francesco leggerà mai qui, ma mi sento di ringraziare lui e Katrina comunque. Ci hanno accolto con un’ospitalità che è davvero davvero difficile trovare. Ci hanno viziato e coccolato, non facendoci mancare mai niente. Sono stati generosi, disponibili e soprattutto simpaticissimi! Io Fra l’ho visto una sola volta in vita mia, nel 2010, un sabato sera allo stage di animazione; non possiamo certo dire di conoscerci bene. Eppure lui è stato disponibilissimo come se fossimo grandi amici. Accade solo quando le persone hanno un grande cuore, sono aperte agli altri e disponibili a donare qualcosa di loro in modo del tutto disinteressato. E io sono sempre felice quando vedo cose del genere.
In questo momento sono tanto grata. A loro, all’Australia, a questa vita in vacanza che durerà poco ma è meravigliosa.

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My trip’s diary-Day 20

Lo so che sembra stupido, ma di questi tempi svegliarsi in un letto vero fa proprio un gran bell’effetto!
Questa mattina ha avuto un nome solo: lazy. Ma quella pigrizia buona, che ti fa rilassare davvero e ricarica tutte le batterie. Noi c’abbiamo dato dentro di lavatrici e di relax sul divano fino a che non si sono svegliati tutto, dopodiché Francesco e Katrina ci hanno portato a fare il brunch in un posto molto carino a South Melbourne. Abbiamo mangiato come animali, e era tutto taaaaanto bbbbuono!
Il pomeriggio l’abbiamo praticamente passato al centro commerciale High Point, dove io…ho comprato FINALMENTE un nuovo cellulare! E poi a casa di nuovo super lazy (la verità è che ci son volute ore per spostare tutta la mia roba dal vecchio al nuovo…), e poi abbiamo cucinato tutti insieme! È stato molto bello 🙂
Dopo cena siamo usciti e abbiamo raggiunto un Irish pub in centro per incontrare Elisa e Margaux, le mie amiche di Sydney: figo ritrovarsi tutte a 1000 km di distanza! C’erano anche altre loro amiche e insomma è stata una bella serata!!
Mi è dispiaciuto un po’ “perdere” una giornata intera che avrei potuto usare per visitare la città, io (purtroppo o per fortuna) sono un po’ ossessionata per queste cose quando sono in viaggio, ho paura di sprecare il tempo. Però alla fine sono stata bene e ho capito che non succede assolutamente niente. Ci sono cose di Melbourne che avrei voluto vedere e che invece non ho visto: e allora? Non succede niente di male davvero. In compenso ho trascorso un po’ di tempo con belle persone (che, anche loro, chissà quando rivedrò), ho comprato un cellulare nuovo che davvero mi serviva, mi sono rilassata e ho vissuto un po’ più lenta. Credo che ogni tanto serva, e sono contenta così 🙂
Poche foto oggi…la preparazione della cena (un chicken curry che chevvelodicoaffà) e il quadro in camera, che mi fa taaaanto sognare!

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My trip’s diary-Day 18

Niente couchsurfer neanche per oggi e quindi… Già, risiamo qua!!
Bellissima giornata oggi, tanto sole e lunghissime camminate… Io, quindi, non posso far altro che essere contenta!!
Dopo aver attraversato il solito (come se fossi qui da settimane) campo di cricket con tutte le belle statue di giocatori storici (perché il cricket in Australia è una cosa seria! Anche se io sinceramente ho qualche dubbio sulla quantità di divertimento che apporta agli spettatori…e persino ai giocatori), abbiamo raggiunto i Botanical Gardens e abbiamo praticamente trascorso l’intera mattinata lì. Intendo io e Fra, perché Kara ha deciso di farsi i suoi giri (o forse noi abbiamo fatto in modo che… Non saprei). Forse è stato meglio così, un paio di giorni divise magari ci fanno bene!! I giardini sono immensi è bellissimi. Per quanto io abbia lasciato il cuore in quello di Sydney e su questo non si discute neanche, sono davvero belli. Tantissimi fiori colorati e laghetti e statue e cottage e il planetario e le rose e insomma tanto ormai si sa, io quando vedo verde non ci sono più per nessuno!! Una parte molto bella è anche il Shrine of Remembrance, ovvero un monumento gigante ai caduti, sulla falsariga dell’ANZAC Memorial in Hyde Park a Sydney (eh, si sa, i paragoni in questi giorni sono obbligatori), con il museo all’interno e ampi spazi verdi all’esterno. Io vabbè, dopo aver visto quello a Canberra tutti gli altri perdono un po’, però davvero bello anche questo! Vabbè dai a me piace tutto si sa!!
Abbiamo pranzato sedute sul prato bordo lago e poi, dopo qualche altro giretto, siamo uscite e siamo tornate verso il CBD per un giro un po’ più approfondito rispetto a quello di ieri (le mie mappe sono davvero fighe!). Rivediamo quindi le strade di ieri e ci inoltriamo in qualche quartiere nuovo, come Chinatown e soprattutto la parte con il Parlamento, molto bello, è St. Patrick’s Cathedral. Tornate in centro, passiamo circa un’oretta a Dymocks, perché quando si tratta di libri il tempo non esiste!! E poi, dopo qualche altro giro, torniamo alla nostra beneamata casa. Nel parcheggio.
Per ora Melbourne mi piace molto! Continuo a paragonarla alla “mia” Sydney e credo che lei vincerebbe comunque, anche se ci sono cose di Melbourne che mi affascinano, soprattutto il lungo fiume che a Sydney manca… Vabbè, diciamo che Sydney non si batte, ma a Melbourne ci vivrei! Può andare?

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My trip’s diary-Day 16

E rieccoci sul continente.. Pronte per un’altra isola, però! Ma prima il racconto di una scena esilarante (a ripensarci ora) e delirante (cosa che effettivamente è stata).
Stanotte abbiamo dormito in traghetto ed eravamo tutte belle contente della nostra cabina con tanto di bagno. Arriviamo, ci facciamo una bella doccia (vera, calda, senza costume…), mangiamo, guardiamo qualche puntata di una serie che dovrò vedere quando torno, e poi belle belline ci mettiamo a letto soddisfatte. Un letto vero (più o meno) dopo più di due settimane!
La cabina era da 4 e a metà serata era arrivata una signora sulla cinquantina che aveva lasciato le sue cose e se n’era andata. Verso mezzanotte la signora torna e si mette a dormire. Beh, non la faccio lunga. Alle 2.10 io e Fra siamo sveglie, con gli occhi sbarrati e i nervi a fior di pelle, per questa signora che russa come un trombone. Una cosa davvero mai sentita!! Ovviamente siamo super nervose e continuiamo a sbuffare e a fare mille rumori per cercare di farla svegliare. In un’ora e dieci (un’ora e dieci di notte in queste condizioni è veramente un sacco di tempo…..) siamo passate dal nervoso alle risate isteriche, dai colpi di tosse prolungati alle chiacchiere ad alta voce, fino a che io, presa dallo sconforto, ho iniziato a urlare alla signora di cambiare posizione perché stava russando come un animale. Ma lei nulla. Alla fine Fra si è messa a mangiare i crackers, e quel rumore deve averle messo in moto qualcosa nel cervello, perché si è messa sul fianco e ha smesso di russare. Noi tutte belle contente ci rimettiamo a letto, io cerco di placare il mal di testa e di farmi tornare il sonno… Piano piano le palpebre si chiudono e, proprio quando cado in dormiveglia… Ecco che riparte di nuovo!!! Sono le 03.40. Russa così forte che una cosa del genere non l’avevo mai sentita. Al colmo della frustrazione mi tappo le orecchie con le mani, e le lancette che segnano le 04.30 sono le ultime cose che vedo. Fino a quando, alle 6 in punto, l’altoparlante ci sveglia. Bella nottata di merda! E in tutto questo, Kara si sveglia alle 06.15 chiedendo: ma l’altoparlante era la sveglia?? BUONGIORNO cazzo!!
Ma vaaaaaa bene, noi siamo contente lo stesso, o no?? Si va a Phillip Island!! 🙂
Famosa per il circuito del gran premio e per i pinguini, Phillip Island si trova a circa 100 km a sud-est di Melbourne. Noi arriviamo a metà mattina e ci buttiamo subito nelle nostre camminate panoramiche, nonostante il tempo lasci un po’ a desiderare (ma per fortuna dopo andrà molto meglio!): prima di tutto una camminata, un po’ sulla spiaggia è un po’ sulla costa, al Cape Woolmai State Fauna Reserve, dove facciamo una mezza litigata con Kara (che se l’è presa perché noi parlavamo in italiano, sicuramente male di lei. Lei però era a 50 metri avanti a noi e non capisco perché avremmo dovuto parlare inglese. Inoltre era una delle poche volte in cui non parlavamo male di lei effettivamente ahah, aaaah la gente di 30 anni!!!), e dove abbiamo raggiunto i Pinnacles. Un posto davvero stupendo e dai colori fantastici!
Abbiamo guidato un po’, fermandoci a fare qualche foto con il Big Koala e al circuito, e poi un’altra camminata fino a Pyramid Rock, altrettanto bello. Abbiamo poi raggiunto Kitty Millers Bay, dove io e Kara abbiamo provato a camminare un po’ sul fondale lasciato dalla bassa marea per raggiungere un qualche relitto, ma i sassi acuminati e le pozze d’acqua ci hanno fatto desistere dopo un po’. Però come colpo d’occhio niente male!! Decidiamo poi di raggiungere la punta più a ovest, The Nobbies, dove di solito si riuniscono le foche. Noi non ne abbiamo vista neanche una (eppefforza), ma ci siamo rifatte con letture interessanti e, soprattutto, con una camminata sul promontorio. Il vento ha rotto abbastanza il cazzo, ma la vista era bellissima, con il Blowhole, le rocce scure e la vegetazione verde e arancione. Mi è piaciuto moltissimo e ho fatto davvero tante foto (con la fotocamera, quindi su sto blog poca roba!!). Dopodiché siamo tornate indietro al Swan Lake. Come lago ci ha deluso un po’ tanto (una mezza palude in realtà… Ma i cigni neri c’erano, quindi il nome perlomeno l’hanno azzeccato). Ma poi è successo che sul sentiero al ritorno stavo camminando e a un certo punto mi fermo di botto e le altre due quasi mi vengono addosso e lui è li a 10 metri da noi: un’echidna!!! Un animaletto bellissimo, una specie di riccio con il becco. Chi sa anche solo qualcosina sugli animali australiani non può non amare l’echidna!! E quindi nulla, ci siamo avvicinate a pochi centimetri e l’abbiamo ammirato, in silenzio per paura che scappasse e con un sorriso enorme. Io aaaaamo gli echidna!!
Abbiamo cucinato (non l’echidna), e poi siamo andate alle Penguin Parade. In realtà abbiamo cazzeggiato due ore perché l’evento era alle 21. Alle 20.15 eravamo già sugli spalti a congelare, ma contentissime!! Praticamente, si tratta di una spiaggia dove i pinguini arrivano naturalmente e dove sono stati costruiti delle casette per loro (perché gli animali distruggono quelle che i pinguini si costruiscono da soli) è un centro di recupero. Assistono i pinguini e li pesano e li monitorano per vedere se tutto va bene. Ovviamente c’è nato sopra un business di nulla, col negozio, il ristorante, i tour e, ovviamente, la Penguin Parade. Così alle 21 circa, centinaia di persone sugli spalti e i primi gruppetti di pinguini escono dal mare, si scuotono, osservano, poi partono di corsa, sempre in gruppo. Si fermano, osservano, poi ripartono. Di gruppetti ne sono usciti a decine dall’acqua, e come si muovono quando corrono vabbè, è una cosa eccezionale! Io ero con gli occhi a cuoricino e non sapevo più dove guardare. Illuminati solo da un lampione, vedevi queste macchioline bianche e nere che si muovevano veloci e goffe sulla sabbia dorata, a volte inciampando, belli tondi con le pance piene di pesce, sembrava che facessero a gara. Poi, prima di andare verso le loro casette,devono passare in un piccolo tunnel dove gli addetti li mettono su una bilancia per prendere nota delle variazioni di peso. E loro, giuro, se ne stavano lì fermi, ad aspettare il loro turno in fila. Semplicemente adorabili!! Ma il momento migliore è quando ci siamo alzati e, stando sulle passerelle, li vedevamo andare ognuno verso la propria casetta (che poi, come facciano a sapere dov’è chi lo sa). Ce n’erano davvero tanti, alcuni li abbiamo visti da vicino, cosini alti circa 30 centimetri, è davvero buffi: camminano sculettando, si fermano e si guardano intorno, poi si grattano un po’ e si leccano le piume. Se ne stanno lì a contemplare chissà cosa per parecchi minuti, poi fanno qualche altro passo. Tutt’intorno, il buio si riempie dei loro verso assordanti: siamo finalmente a casa!! E io mi sono innamorata perdutamente di ognuno di loro 🙂
Ancora sorridenti come ebeti per tutte le bellezze di oggi, usciamo dall’isola (riesco a vedere le Big Cows e la Big Wave al buio) e ci fermiamo a dormire in un parchetto a Bass.
Io l’ho già detto che amo l’Australia????????????

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My trip’s diary-Day 15

Ultimo giorno in Tasmaniaaaaaa!! La situazione strana è che da una parte ci mancherà perché ci è proprio entrata nel cuore, ma dall’altra…basta con ‘sto freddo!!! Anche se oggi in realtà c’era il sole e abbiamo addirittura messo le maniche corte!!
Visto che eravamo già vicine A Devonport, oggi ce la siamo proprio presa comoda. Da La Trobe siamo andate dritte a Penguin, passando però prima da un Lookout con una vista davvero bellissima sul mare e su tutte le colline, che sembrano davvero finte!
Penguin è una cittadina molto carina, con una bella spiaggia e il prato verde. Ci sono anche i cestini della spazzatura con i pinguini e, ovviamente, il Big Penguin! Mentre le altre hanno trovato un wifi, io mi sono fatta un giretto fino a un piccolo ma delizioso Lions Park, e poi mi sono lanciata sul prato a leggere e a fare yoga. Yoga, sul prato, col mare di fronte e il sole in testa… Sì, lo so, lo dico sempre che proprio male male non è!
Dopo Penguin siamo tornate indietro lungo la costa, fermandoci per fare qualche foto alla Three Sisters State Reserve, e poi qualche ora a Ulverstone, dove ci siamo divertite come coglione al parco giochi e alla palestra per un work out all’aria aperta di tutto rispetto (adesso gli addominali piangono).
Ritorno a Devonport, giro brevissimo della città e poi eh, è successo. La voglia di junk food ci ha chiamate. E così siamo finite al Mac (Macca’s qui in Australia, perché loro sono diversi!), e poi abbiamo trascorso circa due ore in fila per il traghetto.
Eccoci qua, la Tasmania è andata. Che dire, è vero che tutto questo freddo e tutta questa pioggia ci hanno demoralizzato a volte e non ce l’hanno fatta vivere al massimo come avremmo voluto. Però è anche vero che se mi è piaciuta così tanto in questo modo, vuol dire che bella deve esserlo davvero. Le mie foto non rendono l’idea, e forse nessuna foto potrebbe farlo, sono posti da vedere davvero con i propri occhi (così anche voi vi sorbite sto freddo cazzo!): ci sono cose e spiagge e baie e isolette all’orizzonte e rocce e sentieri e colline che non ti puoi scordare. I colori sono vividissimi (ma sui colori dell’Australia ne avrei tante da dire…) e ce n’è per tutti: le colline e i campi immensi sono verdi, gialle, ocra, marroni, con le mucche e le pecore e gli alpaca in ogni dove, e poi il blu di questo oceano, santo cielo, a ogni ora del giorno il blu è diverso e vabbè, come si fa a descrivere certe bellezze? Quando, in alcuni punti, il profilo delle colline si perde nella nebbia dell’orizzonte, o le onde si infrangono sulla scogliera con una forza tale che stare lì 10 minuti buoni a fissarle ti sembra niente. A volte ti sembra di stare di fronte a un grande dipinto, da quanto tutto intorno a te è così bello e nitido e pulito, o da quanto le onde sono grosse e veloci, che sembrano fatte con gli effetti speciali dei film.
La Tasmania mi è rimasta nel cuore. Ma la Tasmania è Australia, per cui non poteva essere altrimenti!!

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My trip’s diary-Day 6

Una giornata un po’ così così, soprattutto per colpa del tempo.. La pioggia pare non volerci abbandonare e io questo tempo non lo capisco. Siamo in piena estate cazzo! Ma vaaaaa bene!
Dopo una colazione invasa dalle mosche e con il latte scaduto che mi ha fatto buttare un sacco di muesli (taaaaanta pazienza ci vuole), abbiamo passato gran parte della giornata in macchina per spostarci da un posto all’altro. Prima di tutto, da Cobargo siamo andate al Mimosa Rocks National Park, dove abbiamo camminato un po’ in mezzo al bosco per raggiungere Nelson Beach e Moon Bay. Belle spiagge e bellissime viste, peccato per il tempo incerto!
Poi passiamo da Tathra in auto ed è la volta di Merimbula, una cittadina carina che si affaccia sull’omonimo lago, e di Pambula Beach. Non avvistiamo nessun canguro come avremmo voluto, ma in compenso ce ne sono a decine in un prato li vicino! Li ammiriamo per un po’ prima che scappino, poi raggiungiamo Eden. La spiaggia è chilometrica e affascinante, ma le nuvolone nere non ci lasciano, per cui ci limitiamo a una lunga passeggiata sulla spiaggia e a una spesa in un Coles pieno di offerte che ci esaltano!! Ahahaha
Riprendiamo il viaggio verso sud, attraversando la Nudgee State Forest e all’improvviso…welcome to Victoria!! E benvenuta a me nel mio quarto stato australiano! Purtroppo il tempo è se possibile ancora peggio, e un temporale ci assale dalle parti di Mallacoota. Passiamo una fantastica mezz’ora di panico in mezzo a un caravan Park gigante, non sapendo dove dormire, con la tempesta e zero connessione…ma poi decidiamo di tornare sui nostri passi di qualche chilometro e fermarci a Genoa, un paesino nell’entroterra. Qui troviamo un’area camping bella attrezzata e gratuita e, sotto la nostra cara bella pioggia, sistemiamo tutto e prepariamo la cena al barbecue e sul nostro fornelletto amico. La pioggia finisce, e un cielo meraviglioso ci fa compagnia per un po’: da un lato un bellissimo arcobaleno doppio a tutto tondo, dai colori di una brillantezza e vividezza difficili da trovare. Dall’altro, un sole fioco che tramonta tra le nuvole, lasciandoci sotto un cielo a strati. Sembrano due cieli diversi, entrambi tanto belli, e allora ti rendi conto davvero di quanto dopo la tempesta esce SEMPRE il sereno!!

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My trip’s diary-Day 5

Bello svegliarsi a Mollymook, è un posticino davvero carino. Ci prepariamo, recuperiamo Kara e ci spostiamo nella vicina Ulladulla, dove facciamo colazione e discutiamo. Parlare con una di quasi 30 anni che non ti ascolta qualsiasi cosa tu dica è dura.. Ma pare che le cose stiano andando un po meglio dopo stamattina.
Mattinata intera al Murramarong National Park. Ci rilassiamo un po’ sulla spiaggia ma fa troppo caldo e io sono completamente abbrustolita (ecchevvelodicoaffà), così facciamo una camminata di qualche chilometro in mezzo al bosco per raggiungere Pebbly Beach e Clear Point, da cui si ha una vista bellissima sulla costa a nord e sud. Torniamo indietro e, dopo aver passato qualche minuto a accarezzare qualche wallaby in mezzo al prato, ci spostiamo nella parte sud del parco per una breve vista di una enorme quanto deserta Durras Beach.
Siamo poi andate a Batemans Bay, che però non ci ha particolarmente entusiasmato, per cui abbiamo pensato bene di addormentarci sul prato. Ci siamo mosse poco prima che le nuvole nere ci arrivassero in testa e da li, il resto del (tardo) pomeriggio l’abbiamo praticamente passato in macchina a cercare un posto dove dormire. Così, un po sotto la pioggia un po no, abbiamo attraversato posti dai nomi strani, come Lilli Pilli, Moruya, Bodalla, Mystery Bay, Wallaga Lake, Narooma (dove ci siamo fermate per una passeggiata lungomare), Bermagui, Tilba Tilba (un villaggio storico del 1873 addirittura!!), fino a raggiungere un paesino minuscolo di nome Cobargo in mezzo alla foresta. In questo momento sono sul mitico materasso in macchina, con la portiera del baule aperto, la pioggia che batte sulla macchina e il buio pesto intorno. Nel parcheggio di un motel/bar che ci ha gentilmente lasciato il bagno aperto per tutta la notte. Con l’arietta fresca e le zanzare che entrano. Reduce da una cena cucinata sul fornelletto da campeggio un po sotto la pioggia un po in macchina. Con tutta la nostra roba ammassata (ma, ormai, ad arte) sui sedili anteriori. È tutto come deve essere, e io non mi sarei mai aspettata di trovarmi in una tale situazione, ad adattarmi a certe cose che mi capitano.
E, sai cosa, ora come ora sono quasi felice.

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Settimana 18 (34)

Scrivere al blog: quella cosa che non riesci mai a fare per il poco tempo libero a disposizione e per le palpebre che a ogni ora del giorno e della sera si abbandonano alla forza di gravità senza un minimo di lotta. Scrivere al blog: quello che vorrei fare sempre, per imprimere da qualche parte le mie cazzate e i miei contorcimenti mentali e buttar dentro tutte le foto e tutte le mitiche scoperte made in Australia. E invece un cazzo, becchiamoci la solita pappardella domenicale e grazie tante.

Sono arrivata a: stanchezza – livello pro. Advanced. Non lo so. Lo si nota anche dal fatto che sto praticamente qui a dire cose senza senso invece di andare a letto. Comunque boh, faccio le solite cose, ma oltre alle lezioni si sono aggiunti tutti questi assignment, che portano via tempo ed energie e anche quei pochi neuroni rimasti. Perché tutti gli altri, poverini, c’erano eh. Solo che son bruciati. Ma non dal mio iperlavoro mentale (pfff), bensì dai 40 gradi che ci sono in questa città. Abitare e lavorare in centro mi piace, ma i 35 gradi segnati sul termometro diventano 40 minimo riflessi sull’asfalto e sul cemento. Lavoro in un open space, con tutte le scrivanie nella stessa stanzona, ci guardiamo e parliamo tutti e mi piace tantissimo. Ma la stanzona non ha finestre, e l’aria condizionata è rotta. Mi si appiccicano i jeans alla pelle e l’aria mi si appollaia sulle spalle come una copertina di pile. IO ODIO IL CALDO. C’è poco da fare, vado controcorrente, ma il caldo no. Sarò sempre irremovibile su questo.

Sono le 23.54 di domenica sera, voglio svegliarmi tra meno di 7 ore per vedere il derby, e son qui a scrivere cazzate sul caldo. Mi sa che sono stanca.

Aggiornamenti della settimana: solito mazzo al lavoro, ma mi diverto, faccio il traning ai nuovi arrivati e la cosa mi fa sentire molto figa, scrivo contenuti web e manuali, traduco, faccio preventivi e ricevo i primi clienti veri veri. Venerdì ho messo un annuncio per la ricerca di un tirocinante italiano. E si comincia a passare tutto quello che ho imparato…mi spiacerà lasciare questo lavoro, soprattutto quando arrivano quei giorni in cui nessuno ha voglia di fare niente e passiamo l’uno alla scrivania dell’altro, facendo finta di scambiarci informazioni importanti quando invece ci stiamo raccontando il weekend. O quando arriva il venerdì pomeriggio, con gli smoothies buoni buoni offerti dalla “casa” e la musica sparata, che tanto, chi se ne frega, è venerdi!

Al corso, martedì ho fatto la mia prima lezione al livello upper-intermediate. Ero a dir poco terrorizzata, invece è andata bene. Ormai mancano solo 3 lezioni da insegnare, e sono determinata a farle bene e a non sbagliare più. Coi colleghi mi trovo stra bene e, anche se benedirò il momento in cui non avrò tutte queste preoccupazioni e la sera potrò soltanto riposarmi e andare in palestra invece di pensare ai lesson plan, so già che mi dispiacerà lasciare questa piccola routine e tutti loro!

Vita sociale ciao, questa sconosciuta. Eppure sono contenta così perché sono (e voglio essere) assolutamente concentrata su me stessa e sui miei obiettivi. Tra le lezioni e le preparazioni, le uniche due serate in cui potrei uscire sono il venerdì e il sabato. L’ho fatto, trovando un compromesso col tempo da dedicare allo studio. Così mi sono bastate un paio d’ore per serata, con una birra e tante chiacchiere, e sono a posto.

Oggi il sole picchiava duro e il termometro segnava 36 già alle 8 di mattina. 42, la massima. I capelli spalmati sulla fronte? Per forza. Però sono stata contenta di andare al Featherdale Wildlife Park, dopo mesi e mesi di permanenza nella mia lista. Al Featherdale il caldo, almeno in alcuni punti, si sentiva un pochino meno, e gli animali erano tutti svegli e abbastanza attivi (alcuni anche troppo), al contrario di quello che mi sarei aspettata, considerato il caldo. Questo parco è un’ottima soluzione, perché gli animali stanno in recinti e vengono protetti e coccolati come in uno zoo, ma alcuni di questi recinti (quelli degli animali non pericolosi, insomma), sono aperti, quindi il contatto è molto più aperto rispetto al solito zoo. Ho dato da mangiare a canguri e wallaby dalla mia mano, ho accarezzato tanti animaletti (tra cui l’echidna che, giustamente, ha drizzato gli aculei, e meno male che ho i riflessi abbastanza pronti). Ma soprattutto, è probabilmente l’unico posto nei dintorni di Sydney dove non solo puoi farti le foto coi koala senza spendere un barile di soldi, ma puoi anche toccarlo e accarezzarlo (solo sul culo, però, perché se vai su testa e spalle quello ti artiglia senza problemi). Così, per la prima e chissà ultima volta in vita mia, ho toccato quella pelliccetta di peluche, e mi sono divertita tanto a farmi le foto. Il koala mi fissava e mi ha fatto l’occhiolino.

Siamo diventati amici.

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Settimana 17 (33)

Settimana tranquilla e niente di particolarmente interessante da raccontare. Però, direi che la potrei chiamare la settimana delle soddisfazioni. Perciò questo è il post dell’autostima, lasciate che si alzi da 1 a 1.2, almeno per oggi!

Ho ricominciato ad andare in palestra un paio di volte perché, anche se mi manca proprio il tempo materiale, non riesco a non privarmene per più di un tot. Se solo tutto ciò mi premiasse con qualche risultato visibile!

Per il resto tutto tranquillo, a lavoro vado come un treno e mi piace davvero tanto. Sono anche parecchio contenta di poter infilare tutte le traduzioni che sto facendo nel CV, ovviamente! Già in ansia per quello che (non) riuscirò a fare in futuro…Parlo spesso con la capa, e lei mi racconta anche le cose più riservate e “segrete” dell’azienda; cosa che tu, che sei lì da 4 mesi e ce ne starai altri 2 e basta, proprio non ti aspetteresti. Eppure lei si confida, mi parla dei torti ricevuti in passato e dei progetti che ha per il futuro. Mi ha offerto più volte di aiutarmi a rimanere in Australia ancora per un po’, così da poter lavorare per lei. Alla fine della conversazione, giovedì mi ha detto che per lei sono un punto fermo e che si sentirà persa quando me ne andrò. Sono tutte cose che danno una gran soddisfazione! Probabilmente lavorerò un pochino per lei anche dall’Italia, e sono davvero contenta di poterle dare una mano. Per me questo lavoro è iniziato come una cosa assolutamente nuova, e sono davvero felice per tutto quello che mi sta dando.

Anche il corso procede alla grande. Siamo arrivati a metà, ci scambieremo le classi e io dovrò andare ad insegnare al livello upper-intermediate. Questa cosa mi spaventa molto, ma spero di riuscire a cavarmela in qualche modo! Nel mentre, abbiamo fatto i meeting di metà corso e io ho ricevuto un above standard in molti dei criteri da soddisfare. Io, ovviamente, ero stata severa con me stessa nell’autovalutazione, ma il mio insegnante mi ha detto di quanta fiducia ha in me e di quante belle cose ho fatto durante questa prima metà. Mi ha anche detto che sono una delle più forti del corso e, figuriamoci, per me che sono anche la più insicura, e l’unica non madrelingua che si ritrova sempre a impappinarsi quando parliamo tra di noi…beh, ha fatto un certo effetto, ed io ero lì impassibile, ma in realtà la piccola me dentro al mio stomaco si cimentava in un triplo salto mortale carpiato sticazzi e stimazzi. Insomma, è stato bello! Però so che ho ancora tantissimo da fare, e che essere brava a insegnare non significa (NON significa) che il mio livello di inglese sia migliorato. O almeno, non abbastanza per i miei standard. Quindi pepe al culo e andiamo!

In generale è stata una settimana stancante ma tranquilla: mercoledì sera 4 ore di osservazione a un corso di inglese, venerdì sera al Village Bizarre a The Rocks (dove ho dato il meglio di me, mangiando come se avessi 4 stomaci), sabato sera al O bar and dining (un bar al 47esimo piano in centro a Sydney, posto super chic e vista che vabbe), domenica a vedere i relitti delle navi sul Parramatta River, e qualche altro giretto qua e là. Tutto il resto del tempo: studio, lavoro, cazzeggio in quantità.

Ancora 9 settimane e poi inizio a viaggiare! Sono molto contenta di aver trovato la mia compagna di viaggio (almeno per la prima parte), così sono un po’ più tranquilla (soprattutto perché mi sembra una persona nelle mie corde). Per la seconda parte…ansia, terrore, paura, non vedo l’ora!!

Vi porto in giro

Per i pochi eletti che leggono il mio blog, oggi si va a fare un bel tour virtuale di qualche bel quartierino di Sydney. Di quartieri, in questa città, ce ne sono a decine. E decine. Non si finisce più, e sono tutti tanto carini! Alcuni si somigliano, alcuni sono ricchi e altri più trasandati, ma le casette a schiera in stile vittoriano non mancano mai, e a me quelle fanno impazzire!

Ma andiamo con ordine: qualche domenica fa mi sono avventurata in quartieri che non avevo mai frequentato molto: Darlinghurst, King’s Cross e Potts Point. Ho camminato ovviamente tantissimo, tante salite, ma a ogni angolo c’è una nuova sorpresa, perciò ne vale sempre la pena (soprattutto dopo aver tenuto il culo su una sedia per 40 ore durante la settimana).

Darlinghurst è pieno di quelle casette in stile vittoriano che mi piacciono tanto, ma anche di ristorantini e bistrò, alberi in fiore (Sydney, in questo periodo, è completamente avvolta da fiori lilla ovunque), e tutto è così tranquillo di domenica mattina!

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Anche grigio è bello!!

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Da Liverpool Street si gira a sinistra in Darlinghurst Road, la via principale del quartiere, piena di bei localini che la domenica mattina si animano. Faccio un giro nella chiesetta anglicana, e poi dal nulla mi ritrovo diretta a King’s Cross. Il quartiere si riconosce immediatamente per l’insegna della Coca:

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Questo quartiere è considerato il più festaiolo, trasgressivo e, almeno fino a qualche anno fa, pericoloso di Sydney. Io in realtà non ci sono mai stata di sera, se non si considera una birretta nel tardo pomeriggio. Quindi, beh, sarà anche tutte quelle cose, ma è difficile immaginarselo la domenica mattina, con la gente che fa jogging, quella che si fa il brunch ai tavolini sul marciapiede, musichetta da tutte le parti, vetrine strabordanti di torte giganti e il sole che splende. Beh, certo, mescolare tutto questo con le insegne dei casinò e dei night club ancora luccicanti, e con le ragazze che alle 11 del mattino tornano a casa in minigonna e tacchi alti…beh, è divertente!

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Giuro che non sono entrata…quasi mi pento.

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Alla fine di Macleay Street, un delizioso mercatino domenicale (ah, se l’odore di cibo potesse diffondersi dal blog…) e la El Alamein Fountain, costruita nel 1961 per commemorare i caduti nella battaglia omonima, in Egitto. A me sinceramente non dispiace!

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Da lì mi sono spostata verso Potts Point, un quartiere estremamente tranquillo e silenzioso; è davvero assurdo perché basta camminare mezz’ora dal centro e sembra davvero di essere in un’altra dimensione!

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Questo quartiere era la mia destinazione, perché avevo intenzione di visitare la Elizabeth Bay House. Non vi starò a fare la lezione di storia, però le case-museo sono i luoghi d’arte che mi piacciono di più: le ricostruzioni mi affascinano e mi faccio trasportare dall’immaginazione. Ovviamente, in Europa siamo abituati e ben altro, ma questa è presentata come la villa dall’arredamento più elegante in tutta l’Australia. L’interno, effettivamente, è molto carino (niente di che secondo l’occhio italiano/europeo), la facciata un po’ meno, perché il proprietario, il Colonial Secretary Alexander Macleay, era andato in bancarotta proprio durante la sua costruzione. Metto giusto due foto per non tediare nessuno 🙂

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La cosa che, però, mi è piaciuta di più di questo quartierino è il minuscolo e assolutamente per-fet-to The Arthur McElhone Reserve, un giardinetto superverde e dotato di vista proprio niente male.

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Torno sui miei passi e mi incammino lungo Victoria Street, una fila di casette stile ‘800 e alberi ovunque.

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Cammino cammino e mi ritrovo a Woolloomooloo, dove sono già stata un paio di volte, ma si sa, le foto non sono mai abbastanza!!

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Le meduse al porto…e tante!!

Ormai mi trovo in zone conosciute, mi addentro nei Royal Botanic Gardens e incontro Alice. Andiamo insieme a visitare la Government House. Visita a mio parere interessante e bel posto. Foto, purtroppo, vietate!!

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Per finire, un giro a The Rocks e al The Rocks Discovery Museum. E per oggi diciamo che in quanto a cultura e camminate è abbastanza! Al prossimo giro, spero 🙂

Settimana 16 (32)

Ho concluso la settimana in modo molto ubriaco, va detto. Io non sono più abituata a bere tanto, ormai non ho più la resistenza all’alcol che avevo a 18 anni (ehm), quindi eccoci qui a prendere aspirine la domenica sera!

Settimana fast come sempre, molto faticosa da un punto di vista psicologico. Lunedì sera, solita cena mensile con Diana e Cynthia (conqui), abbiamo mangiato a Vapiano col 50% di sconto, ci piace. Ho mangiato pasta, (mezza) pizza e torta al cioccolato… ciao. Al corso tutto bene durante la settimana, anche se la consegna del primo assignment il martedì mi ha tolto parecchie ore di sonno, così come la lezione del giovedì. Pensavo di aver fatto una merda, invece ero Above Standard. Valli a capire… giovedì è stata una giornata un po’ così, e ho passato tutta la sera fino a tardi incollata al cellulare a ricevere i video della laurea di Wally. Mi è sembrato di essere un po’ in università e mi sono sentita un po’ meno lontana, ho degli amici davvero niente male!

Venerdì, dopo il lavoro con miniparty per pranzo, sono stata con Claudia al Chinese market, a prendere il gelato da Messina, e poi un’ora e più in idromassaggio..le solite serate che piacciono a me! E sabato mattinata super produttiva, un giro a Surry Hills in solitaria, un’oretta al Brett Whiteley Studio con tante opere d’arte moderna che però non mi dispiacevano, e pure una lezione di pittura di nudo, tanti cavalletti in cerchio, persone a dipingere e la modella nuda al centro. Dopo sono tornata in centro e ho visitato l’ANZAC memorial nel dettaglio, è veramente bellissimo, e il patriottismo che sentono qua è davvero ammirevole. E poi mi sono incontrata con Elisa e siamo andate all’Adventure Travel Expo dove ho fatto il pieno di brochure, riempito 87653 moduli per provare a vincere un viaggio (contaci) e giocato – FINALMENTE – a ping pong per un sacco di tempo.

Sveglia alle 6 stamattina per andare in Hunter Valley a far degustazioni di vino. Trentacinque cazzo di degustazioni, più una tequila a pranzo. No, non ho più 18 anni. Ma mi sono divertita un sacco! A presto un post, spero. E poi uscita serale con una nuova – chissà – amica.

Dopo aver fatto questo noiosissimo resoconto settimanale sarà meglio che me ne vada a letto insieme al mio mal di testa. Sono completamente in balia di serenità e ansia allo stesso tempo, e so che il peggio (per certi versi…) deve ancora venire. Ma finché spero, non sono mai sola!

Sculpture by the Sea, ci piace!

Dal 23 ottobre fino a domani, 9 novembre, si è tenuta la Sculpture by the Sea, un evento che mi ero messa tra i preferiti già da qualche tempo perché proprio non volevo perdermelo. Ci sono andata domenica scorsa ed è stata una giornata davvero carina. Le sculture vabbe, alcune belle, altre simpatiche, altre non s’è capito, ma questo è un problema mio, che l’arte contemporanea a volte boh. Però se metti insieme le sculture, il sole splendido, i panorami mozzafiato, quel senso di pace e serenità che ormai ho imparato ad apprezzare da quando sono qui…beh, la giornata è riuscita per forza. E ancora mi sorprendo (ormai si sa) di quanto gli australiani siano avanti.

Questa mostra di arte contemporanea a cielo aperto è completamente gratuita e messa su da volontari e da qualche finanziamento da chissà dove. Si svolge sulla passeggiata costiera da Bondi Beach a Tamarama Beach e comprende più di 100 sculture. Gli artisti non vengono pagati, mettono in mostra le loro opere per semplice amore per l’arte, anche se è previsto un premio alla scultura più amata. L’evento è nato nel 1997 un po’ per caso, e al tempo durava solo un giorno perché non c’erano i soldi per la sicurezza e, quindi, per tenere le sculture di notte. Adesso dura 3 settimane e attrae migliaia, e migliaia, e migliaia di persone ogni giorno. Se durante la settimana la passeggiata è invasa da scolaresche, il weekend è ovviamente per giovani, adulti e famiglie.

Io e Claudia siamo andate appunto di domenica, e prevedevo il caos, però siamo andate sul presto e, nonostante il sentiero fosse bello pieno, è stato tutto sommato fattibile senza problemi.

La maggior parte delle sculture si concentrano a Marks Park, un “giardinetto-che-proprio-c’ha-un-panorama-da-nulla”…..ma anche, ovviamente, lungo il sentiero, e alcune anche a Tamarama. Ci sono anche delle sculture in un padiglione, tipo mini galleria. E, ovviamente, il banchetto che dà acqua gratis non manca mai!

Avrei voluto fotografare tutto, ma ovviamente sarebbe stato impossibile. La cosa che mi è piaciuta di più (oltre al fatto che nelle foto di quel giorno sembro magra ahahah) è stata la possibilità di “giocare” con le sculture, viverle un po’: toccarle, abbracciarle, fare facce buffe, sedermici sopra (quando possibile), insomma, sentirle un pochino mie. E credo che la cosa più bella di una mostra del genere sia proprio questa! Che noia quando ti dicono di “non toccare”, no? E comunque alcune erano fatte proprio per essere vissute in maniera interattiva.

Ecco una carrellata di opere che mi son piaciute di più in ordine sparso, con (eventuale) spiegazione annessa!

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Indicazioni very sweet!

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Questa con quei colori dietro fa un effetto unico!

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Ciao amica!!

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Una brutta cornice, insomma!!

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Tutti in piscina!

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Queste son davvero belline!!

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Un cubo di specchi che faceva degli effetti davvero belli!

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Questo era fatto proprio apposta per farci le foto dentro. Non proprio un’opera d’arte, ma divertente!

Ed infine, ecco le mie preferite (anche se mi piacciono tutte, altrimenti mica le avrei fotografate!):

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Sono la regina delle rincoglionite!!! Rispetto pliz

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4 salti in padella!! Ok, triste, lo so. In realtà la padella gigante in spiaggia è un monito per ricordare la protezione dai raggi solari, che qui in Australia non scherzano!

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Un cubo tipo bagno chimico, e invece quando entri dentro…migliaia di specchi! Divertente 🙂

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Quanto mi sono innamorata da 1 a 10????

Ovviamente il panorama è un’opera d’arte a sé, una cornice perfetta per un evento artistico. In realtà, una cornice perfetta per qualsiasi cosa! Noi abbiamo approfittato dei colori meravigliosi per farci qualche foto. Colori meravigliosi che, purtroppo, solo l’occhio umano sa captare, nessuna macchina fotografica (se non con i fotoritocchi…) sarebbe in grado di catturare! Ma meglio di niente!

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A Tamarama abbiamo pranzato, e poi abbiamo camminato fino a Bronte Beach, dove ci siamo stese sul prato a prendere il sole e dove mi sono bellamente addormentata!

Insomma, bella giornata, ci siamo divertite, e abbiamo fatto il pieno di sole e cose belle!

Settimana 14 (30)

Quante cose avrei da scrivere… cosa che probabilmente non farò mai… non si potrebbe trovare un modo per trasferire pensieri e immagini direttamente dal cervello al blog? Bah.

Questa settimana, come sta capitando da un po’ di tempo, è volata. Mi ritrovo dal sabato a quello successivo senza saper bene dove siano finiti tutti gli altri giorni. Forse è un bene, o forse no. La cosa che so di sicuro è che domani faccio 7 mesi qua, e comincio a essere un po’ nostalgica della mia casa, la mia famiglia, i miei amici, il cibo, le mie abitudini, la nostra cultura ecc ecc ecc. Per questo motivo mi sto riempiendo di liste: liste di tutto ciò che voglio mangiare quando torno, delle cose che più mi mancano e che voglio fare quando torno, dei posti che voglio visitare quando torno, e così via… tornerò a casa sommersa da liste! Sono la donna delle liste.

A lavoro a me va tutto come sempre, mi occupo dei miei progetti e di qualche cliente in più, costruendo rapporti sempre più simpatici con i miei colleghi. Due di loro, per motivi diversi, se ne andranno alla fine della prossima settimana, e mi dispiace molto. Però arriverà qualcuno di nuovo e sono già contenta al pensiero. Ormai sono a più di metà del mio percorso lì dentro, e l’ambiente e il lavoro in sé mi piacciono molto.

Al corso tutto bene, ho fatto la mia seconda lezione ed è andata davvero bene, meglio di come mi sarei mai aspettata. Ma siamo ancora all’inizio e non si canta vittoria proprio per niente! Anche perché poi nelle prossime settimane dovrò insegnare al livello post-intermedio e mi ci vedo già, a fare le figure di merda con quelli che l’inglese lo sanno… però per ora non mi preoccupo, seguo bene e senza problemi, e con i compagni mi trovo molto bene.

È stata una settimana tranquilla e le serate me le sono prese per studiare e aiutare persone importanti che ne avevano bisogno. Per cui, a parte lunedì sera, la mia ultima sera al Night Noodle Marke con Claudia per provare il Rice e il Ramen Burger, sono uscita solo oggi. Con un po’ di amici sono andata all’Italian Festa a Leichhardt: Norton Street invasa da bancarelle di gadget, giocattoli, sciarpe delle squadre italiane, promozioni, pubblicità di viaggio, oggetti di artigianato…ma soprattutto, vabbè ciao, cibo. E alcol. Mi sono prima ubriacata con 5 degustazioni tra prosecco, spumante e Sofi, e poi ho tappato lo stomaco con un bell’arancino e un cannolo. Non prima, però, di avere ammirato le decine e decine di Fiat d’epoca e di mille colori sparse sul prato del parco. Dopodichè mi sono sbraciolata sul prato a guardare le dimostrazioni di cucina. Una gran bella soddisfazione. Dopo siamo tornati in città, e alcuni di noi hanno proseguito fino ai Botanic Garden. Ci siamo sdraiati di nuovo su quel prato perfetto, con il laghetto dietro di noi, gli uccelli dal becco lungo che cercavano insetti lì vicino, l’Harbour Bridge, l’Opera House e la baia di fronte. È il mio posto preferito in assoluto, qui a Sydney. E la settimana non si poteva concludere meglio di così.

Nel corso della settimana ho anche avuto scazzi con una delle mie coinquiline, scenate napoletane e tragedie greche che da una di Hong Kong proprio non te l’aspetti. Il martedì sera l’enorme scenata, il mercoledì altre urla e pianti che mi han portato a provare quasi pena. Da questa storia, ho capito che possiamo provarci in tantissimi modi, ma quando due culture non riescono a trovare un punto d’incontro, non c’è tanto da fare.

Archiviamo questa storia e andiamo avanti con la decina dei 30!

Settimana 13 (29)

È tutto molto pesante. E anche molto bello.

Nessuna novità rilevante da raccontare (all’aria). Mi godo le cose così come vengono e comincio a preoccuparmi seriamente dei (tanti) soldi che mi mancano per fare il viaggio che vorrei fare. Ma continuo a cercare soluzioni, qualcosa salterà fuori.

A lavoro tutto ok, tutto nella norma. Lavoro lavoro lavoro, e mi piace. A volte, cazzeggio anche.

Il corso bene, ho già raccontato nel post precedente. La mia vita sociale rallenta e, per ora, mi va bene così. Un incontro di 20 minuti con due amiche prima che la tempesta ci sorprendesse il lunedì, un pranzo con la mia amica Carolina il giovedì, a tutto mercato asiatico il venerdì sera, mangiando come sfondate. Oggi, una fantastica giornata di sole e camminate. L’ho già detto che io questa città la adoro e la trovo bellissima, affascinante e unica? Presto farò un post (spero) sui bei posti che ho visitato oggi: chilometri di camminate tra Durlinghurst, King’s Cross, Potts Point, Woolloomooloo, Botanic Gardens, The Rocks…buttandoci dentro pure due musei e la visita al palazzo del Governo del NSW. Mica male, giornata molto produttiva. In parte da sola (meraviglia!) e in parte con Alice, nuova amica conosciuta proprio grazie a questo blog 🙂 Qualche voce da spuntare alla mia lista, che rimane ancora così lunga..

Stanchezza a tutto volume. Ma sono fiduciosa, per tutto.

La prima lezione con studenti veri

Questo corso è molto importante per me e vorrei mettere per iscritto qualche appunto, per ricordarmi in futuro le sensazioni che sto provando.

Innanzitutto, essere l’unica la cui prima lingua non è l’inglese non è facile per niente. Sono sempre la prima (diciamo l’unica) a rispondere alle domande sulla grammatica, è vero, e spesso gli altri mi guardano come se fossi uno strano mostro mitologico in questi momenti. Ma, naturalmente, non parlo in modo fluido e spontaneo come loro, e ho paura di fare errori mentre dico le cose; e se, nella vita quotidiana, non me ne preoccupo molto perché ci può stare, in quel contesto mi sento ovviamente messa sotto un’enorme lente di ingrandimento. Oggi, poi, abbiamo fatto una demo lesson sull’insegnamento dei vocaboli, e per me ogni minima connotazione e sfumatura di significato non viene proprio sempre spontanea. Com’è normale che sia, credo. Però mi da comunque un po’ di preoccupazione, e so già che quando insegnerò al livello upper-intermediate entrerò in panico..

In ogni caso, sta andando tutto molto bene, e la mia prima lezione di 40 minuti da sola, con 16 studenti, più due colleghi e l’insegnante a fare osservazione, è andata più che bene (o, almeno, meglio del previsto). Avevo preparato il mio materiale e mi ero fatta una scaletta che spaccava il minuto, per cui le tempistiche, che erano ciò di cui mi preoccupavo di più, non sono state un problema. La cosa che più mi ha sorpreso è stato realizzare quanto fossi calma e serena. Prima di iniziare, ovviamente, tremavo e sudavo e camminavo in su e giù senza posa; ma poi, quando la porta si è chiusa e ho salutato gli studenti, ringraziandoli per essere presenti, è stato come se lo facessi da sempre. È una cosa bella; ed è anche bello sentirsi dire dai colleghi che, secondo loro, ho un’attitudine per l’insegnamento. La lezione è scorsa senza problemi, tutti hanno capito cosa dovevano fare, ho aiutato chi ne aveva bisogno, ho fatto tanti complimenti a tutti per incoraggiarli, e mi ci è pure rientrato di fare qualche battuta stupida perché altrimenti mica mi si riconosce. Certo, ho dimenticato qualcosina tra le indicazioni che avremmo dovuto seguire, e ci sono ancora cose da migliorare. Ma minchia, era la prima, ci mancherebbe. E i commenti positivi dell’insegnante fanno ben sperare. Soprattutto, il voto standard è perfetto, ma quella parolina scritta sotto, strong, promette molto bene.

Me ne esco sempre fuori con tanti spunti e tutti mi incoraggiano. Come dice la mia collega Andrea: the sky’s the limit.

Sì… anche l’inglese, però. Perché finché non è perfetto (e CE NE VUOLE, ancora, parecchio), io non mi rilasso per niente.

Però sono contenta.

Settimana 12 (28)

Settimana corta, breve, lunga, infinita, velocissima, io non ci capisco più nulla, ormai.

Lunedì era festa, ed eravamo a Jervis Bay. E ok. Martedì si ricomincia a lavorare, settimana tosta come sempre, ricca di incontri, presentazioni, scadenze, e direttori di scuole nuove da cui vai per iniziare una collaborazione e che ti guardano un po’ straniti, con le tue converse e la tua faccia da 18enne, ma poi dopo 3 minuti capiscono che non era uno scherzo e che in realtà sono una persona capace. E che ti regalano pure un libro. Meno male, va.

Mi sono un po’ calmata con la mia TRAVOLGENTE vita sociale e quindi, a parte il frozen yogurt con Elisa il lunedì e una chiacchierata al parco con Carolina e una sua amica francese il giovedì, ci sono andata molto piano.

La novità della settimana: la prima lezione CELTA.

Il venerdì sera ero in ansia cosmica e continuavo, com’è giusto che sia, a tormentarmi coi peggiori scenari possibili immaginabili. Poi, il sabato mattina, mi sono svegliata calma e camminare lenta per le vie del centro insolitamente vuote (vorrei vedere, alle 08.20 di sabato) mi ha dato un sacco di fiducia. Al corso siamo in 9. Io sono l’UNICA non madrelingua. O meglio, alcuni sono nati qui ma hanno genitori e radici in altri Paesi, oppure sono nati fuori ma si sono trasferiti qui da piccolissimi. Insomma, per tutti loro l’inglese è la prima lingua. Tranne che per me.

E TE PAREVA.

Ah, sono anche la più giovane. Pfff.

Ma sono stati tutti estremamente gentili, comprensivi e motivanti. L’insegnante (la prima, ne avremo tre in tutto) è davvero carina e affabile. Il problema è che, in 7 ore di corso, ci ha SOMMERSO di spiegazioni e cose da fare e programmi e strutture del corso e cazzi e mazzi. Così sono già completamente affondata nell’oceano immenso di Lesson Plan, Skills, TP, TPQ, TTT, SSS, Assignements, Pass/Fail, CELTA 5, Peercheck, Observation, ICQ, CCQ, Cover Sheets, devo continuare???? Martedì ho già una mezza lezione introduttiva da condividere con 3 colleghi, e giovedì…la mia prima lezione, tutta da sola, a studenti veri. Ma di già?? AIUTO. Per il resto, bei colleghi, adrenalina giusta, e io sbaraglio tutti in grammatica e metodologia. Vorrei anche vedere; pensate che un madrelingua inglese sappia cosa sia la grammatica inglese? Pfff, figuriamoci. Probabilmente pure mio fratello che ha 5 a inglese ne saprebbe di più (con tutta la stima per mio fratello).

Oggi, infine, fantastica giornata al Taronga Zoo con Claudia, magari farò un photo post prima o poi. Giornata serena, tempo ottimo, non troppo casino, tanti animali bellissimi e apparentemente felici, show interessanti, koala a mezzo metro, è stato tutto bello! A questo punto vorrei tanto che qualcuno mi venisse a dire che gli zoo sono posti meschini…avrei parecchie risposte da argomentare!

E comunque vabbè, brutta vista da qua….

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Dopo le 6 ore allo zoo, seppur sfinite, non ci siamo fatte mancare un giro al Night Noodle Markets, un festival che durerà 2 settimane e che si svolge nella meravigliosa cornice di Hyde Park (amo i parchi! L’ho già detto?? L’ho già detto), dove sono state montate decine e decine di stand e palchi e bar, tutti incentrati sul tema del cibo asiatico. Gente, che roba. Ciao proprio.

Si parte con un’altra settimana, tutta nuova, perché il mio impegno extra-lavorativo, da ora, sarà solo uno: studiare/preparare lezioni. Quanta gioia in tutto questo!

Glebe Markets

Prendi un sabato mattina sereno, caldo e soleggiato, una sveglia calma, una camminata rilassante, due chiacchiere e la città che si muove, come sempre.

Il sabato mattina è perfetto per i Glebe Markets.

Non un mercato come tutti gli altri, come quelli a cui siamo abituati noi. Mercati diversi, come questo, quello di The Rocks o di Paddington, che ogni weekend si colorano e si animano.

I Glebe Markets si trovano nel quartiere vintage/fashion di Glebe, con la sua Glebe Point Road piena di ristorantini, cafè ecologici e negozietti nascosti.

E il mercato non è da meno. Bancarelle che vendono di tutto: vestiti vintage, vestiti eleganti e costosi, magliette con le stampe simpatiche, occhiali alla John Lennon, fiori per capelli, borse in feltro, biglietti di auguri tridimensionali, gioiellini etnici, accessori in cuoio. Non si finisce più.

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E poi ci sono loro. Gli unici, inimitabili, banchetti di cibo. Si spazia, come accade sempre da queste parti, dalla cucina cinese a quella rossa, dall’ungherese alla modern australian, dalla turca alla messicana, dall’italiana alla giapponese. C’è l’imbarazzo della scelta e io, in effetti, sono imbarazzata. Mangerei tutto. Alla fine puntiamo sul sicuro: falafel e gözleme. Col formaggio, gli spinaci e i funghi freschi, che bontà.

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Ma poi il dolce è il dolce, e puntiamo su ‘sto banchetto che VABBE. Non commento.

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Prima c’era…

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…e ora guarda caso non c’è più!

Questi non sono mercati qualunque. Hanno il loro sito web, con tutte le spiegazioni per poter affittare uno stand temporaneamente o per sempre, e tutte le foto e le descrizioni e gli eventi. Si tiene ogni sabato, dalle 10 alle 16, con musica dal vivo che rende l’atmosfera, se mai fosse stato possibile, ancora più meravigliosa.

A me piacciono, a me piacciono tanto questi mercati.