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Archivi tag: contentezza

My trip’s diary-Day 24

Questa è stata probabilmente la giornata più ricca e più bella vissuta fino ad ora, in termini di Bellezza. Perché ci sono cose che la natura fa e che ti riempiono il cuore e gli occhi di felicità da quanto sono belle, e oggi ne abbiamo viste parecchie in successione!! 

Questa è la parte più bella della GOR. Noi ci siamo svegliate con la ramanzina dei ranger e, nonostante il tempo nuvoloso e incerto, siamo corse di nuovo dagli Apostoli per vederli alla luce del mattino. È fantastico camminare lungo il sentiero, svoltare l’angolo e all’improvviso ritrovarteli li, questi giganteschi monoliti che spuntano da un’acqua azzurrissima. L’erosione del mare e degli agenti atmosferici hanno contribuito a rendere la parete di queste rocce molto disomogenea, e a ogni cambiamento di luce la vista sembra sempre un po’ diversa. È un posto davvero unico e, nonostante avessi visto le foto centinaia di volte, solo quando ci sei capisci la sua grandezza e la sua maestosità. È il perfetto esempio della Grandezza con la G maiuscola dell’Australia. È forse uno dei miei posti preferiti del Paese finora. 

Le nuvole non ci fermano e proseguiamo di nuovo verso Port Cambell. In meno di 20 chilometri, sempre all’interno del Port Campbell National Park, ci sono decine di cose belle da guardare. Ci fermiamo prima in una parte dove si possono ammirare alcune formazioni rocciose davvero bellissime: Razorback e il fantastico Loch Ard Gorge, una spiaggia incastonata in alte pareti di roccia, dove noi ci siamo divertite a fare centinaia di foto mentre saltiamo (sorvoliamo sul fatto che io non sono capace di fare la foto al momento giusto, e vabbè). 

Ci fermiamo innumerevoli volte, per vedere tante altre formazioni rocciose mozzafiato, come il London Bridge (che ormai da più di vent’anni non è più un bridge), the Arch e the Grotto, dopo una pausa pranzo sul lungomare di Port Campbell. 

Dopo una breve sosta a Pererborough e qualche foto alla Bay of Martyrs (dove siamo state 34 secondi perché c’era un vento pazzesco), ci siamo mosse verso Worrnambool, una cittadina che io aspettavo tanto per il Big Millshake che però è stato estremamente deludente. Ci siamo allora fatte una passeggiata intorno al Lake Pertobe, dove c’è un bel prato con il parco giochi, un labirinto e tanta pace. 

E poi a dormire in un buco di paese chiamato Yambuk, in uno spiazzo verde vicino allautostrada e a un bagno chimico. Ma con un tramonto niente male!! 

E gli occhi me li sono riempiti alla grande pure oggi 🙂 






































































































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My trip’s diary-Day 22

Scrivo sul blog seduta sulle scaline di un bagno pubblico sulla spiaggia di Lorne, Great Ocean Road. Ed è già tornato il freddo, naturalmente. In realtà oggi c’era un bel sole, accompagnato però da un vento rompicazzo. Insomma, assolutamente nulla di nuovo!!
Stamattina siamo andate a Geelong, una città con un lungomare molto carino, completo di molo, porto, spiaggia, prato, ruota panoramica tutta colorata e tanti personaggi di legno in giro. Abbiamo trascorso un’oretta lì e poi è stata l’ora delle “commissioni”: una spesa gigante e il giro dei punti vendita delle compagnie telefoniche per capire quanta ricezione avremo nei prossimi giorni (ricordo ai miei piccoli lettori che, in quanto a internet e ricezione telefonica, l’Australia è una ventina d’anni indietro).
E poi si inizia la Great Ocean Road! Ci siamo finalmente!! Iniziamo con Torquay: arriviamo a Fishermans Beach e ci stendiamo sulla sabbia per circa 20 minuti, dopo i quali avevano sabbia ovunque, persino su per il c e abbiamo perciò deciso di desistere. Questa parte della costa è famosa per il surf, e in effetti in quanto a vento è messa piuttosto bene! Infatti poi ci spostiamo un po’ più avanti e la situazione non cambia. Ci sono una spiaggia e un punto panoramico attaccati, che si chiamano rispettivamente Cosy Corner e Danger Point: che carini saranno gli australiani? Da qua il panorama è molto bello, è il vento sposta anche le balenottere come me. Decidiamo quindi ti fare una capatina a Bells Beach, la spiaggia dove si tengono i campionati di surf, e poi continuiamo la nostra traversata, fermandoci a Anglesea, in punti imprecisati lungo la strada per le foto, e infine a Lorne.
Un giorno mi piacerebbe avere il tempo di raccontare nei dettagli come si svolgono le parti “tecniche” del nostro viaggio: è qualcosa che adesso troviamo a volte stancante e a tratti pesante, ma che non vorrò mai dimenticare perché è un pezzo di vita davvero unico!!
E intanto siamo sulla Great Ocean Roaaaad :)))

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My trip’s diary-Day 19

Solo una parola per questa giornata: caldo boia!
Vabbè sono due.
Ora, sembra che io stia sempre a lamentarmi eh, però vabbè a me poi alla fine va bene tutto e ci si adatta. Ho sudato come un animale ma fa niente! E questo magari non importava scriverlo.
Insomma, oggi grandi giri intorno al CBD. Kara ci ha raggiunto con tutti i suoi “grandi pesi da portare” (cit.), poi abbiamo iniziato le nostre infinite camminate: dal Yarra Park al centro e poi giù al di là del fiume, nei quartieri dì Southbank e Docklands. Il primo in particolare ci è piaciuto molto e abbiamo cercato di godercelo al meglio. Dopo il pranzo sul prato, Kara è andata all’acquario e noi siamo tornate verso il centro. Ci siamo separate e io sono andata ai Fitzroy Gardens a conoscere Serena!! Sono stata tanto contenta di aver conosciuto qualcuno tramite il mondo dei blog, che cosa figa! Ci siamo divertite a vestirci come damine (o forse più come sguattere) dell’ ‘800 al Cook’s Cottage poi, dopo un succo rigenerante, mi ha portata al National Gallery of Victoria, dove ci siamo divertite su quella specie di calcinsella tutto dorato e nel Bird’s Island. C’erano un sacco di cose interattive è interessanti!!
Dopo aver recuperato Fra e averla salutata, siamo tornate ai Gardens per fare un giro un po’ più approfondito, e abbiamo visto cose carine come il Tudor’s Village (in miniatura!) e il Fairies’ Tree. Prima del giardino mi sono anche messa a rotolare giù per una discesa tutta bella erbosa che proprio mi stava chiamando!!!
Tornate tutte e tre alla macchina (io un po’ delirante dalla stanchezza), troviamo una lettera sulla macchina con cui ci avvisano che se la trovano ancora lì in quel parcheggio ce la portano via….poco male! Considerando anche che ci abbiamo dormito due notti…tranqui!!
Compriamo del vino e raggiungiamo Il quartiere di Kensington e la casa di Francesco che ci ospiterà per due notti. Lui è un ragazzo che ho conosciuto una sera di 5 anni fa, e non ci siamo mai più rivisti, eppure è stato tanto gentile da ospitarci! Abbiamo passato una bellissima serata noi, lui e Katrina (la sua ragazza), mangiando pizza, bevendo vino, giocando a taboo e ridendo tantissimo!! Io e Fra eravamo in squadra insieme e li abbiamo sbaragliati! Giocare in inglese non è sempre facile, ma noi avevamo dalla nostra un po’ di esperienze accumulate in queste settimane e quindi non c’è stata storia! Anche se è bastata solo una grande sintonia per indovinare “Delta” quando lei ha detto semplicemente “Lancia”!!! Ahahah

Sono conteeeenta!!

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My trip’s diary-Day 16

E rieccoci sul continente.. Pronte per un’altra isola, però! Ma prima il racconto di una scena esilarante (a ripensarci ora) e delirante (cosa che effettivamente è stata).
Stanotte abbiamo dormito in traghetto ed eravamo tutte belle contente della nostra cabina con tanto di bagno. Arriviamo, ci facciamo una bella doccia (vera, calda, senza costume…), mangiamo, guardiamo qualche puntata di una serie che dovrò vedere quando torno, e poi belle belline ci mettiamo a letto soddisfatte. Un letto vero (più o meno) dopo più di due settimane!
La cabina era da 4 e a metà serata era arrivata una signora sulla cinquantina che aveva lasciato le sue cose e se n’era andata. Verso mezzanotte la signora torna e si mette a dormire. Beh, non la faccio lunga. Alle 2.10 io e Fra siamo sveglie, con gli occhi sbarrati e i nervi a fior di pelle, per questa signora che russa come un trombone. Una cosa davvero mai sentita!! Ovviamente siamo super nervose e continuiamo a sbuffare e a fare mille rumori per cercare di farla svegliare. In un’ora e dieci (un’ora e dieci di notte in queste condizioni è veramente un sacco di tempo…..) siamo passate dal nervoso alle risate isteriche, dai colpi di tosse prolungati alle chiacchiere ad alta voce, fino a che io, presa dallo sconforto, ho iniziato a urlare alla signora di cambiare posizione perché stava russando come un animale. Ma lei nulla. Alla fine Fra si è messa a mangiare i crackers, e quel rumore deve averle messo in moto qualcosa nel cervello, perché si è messa sul fianco e ha smesso di russare. Noi tutte belle contente ci rimettiamo a letto, io cerco di placare il mal di testa e di farmi tornare il sonno… Piano piano le palpebre si chiudono e, proprio quando cado in dormiveglia… Ecco che riparte di nuovo!!! Sono le 03.40. Russa così forte che una cosa del genere non l’avevo mai sentita. Al colmo della frustrazione mi tappo le orecchie con le mani, e le lancette che segnano le 04.30 sono le ultime cose che vedo. Fino a quando, alle 6 in punto, l’altoparlante ci sveglia. Bella nottata di merda! E in tutto questo, Kara si sveglia alle 06.15 chiedendo: ma l’altoparlante era la sveglia?? BUONGIORNO cazzo!!
Ma vaaaaaa bene, noi siamo contente lo stesso, o no?? Si va a Phillip Island!! 🙂
Famosa per il circuito del gran premio e per i pinguini, Phillip Island si trova a circa 100 km a sud-est di Melbourne. Noi arriviamo a metà mattina e ci buttiamo subito nelle nostre camminate panoramiche, nonostante il tempo lasci un po’ a desiderare (ma per fortuna dopo andrà molto meglio!): prima di tutto una camminata, un po’ sulla spiaggia è un po’ sulla costa, al Cape Woolmai State Fauna Reserve, dove facciamo una mezza litigata con Kara (che se l’è presa perché noi parlavamo in italiano, sicuramente male di lei. Lei però era a 50 metri avanti a noi e non capisco perché avremmo dovuto parlare inglese. Inoltre era una delle poche volte in cui non parlavamo male di lei effettivamente ahah, aaaah la gente di 30 anni!!!), e dove abbiamo raggiunto i Pinnacles. Un posto davvero stupendo e dai colori fantastici!
Abbiamo guidato un po’, fermandoci a fare qualche foto con il Big Koala e al circuito, e poi un’altra camminata fino a Pyramid Rock, altrettanto bello. Abbiamo poi raggiunto Kitty Millers Bay, dove io e Kara abbiamo provato a camminare un po’ sul fondale lasciato dalla bassa marea per raggiungere un qualche relitto, ma i sassi acuminati e le pozze d’acqua ci hanno fatto desistere dopo un po’. Però come colpo d’occhio niente male!! Decidiamo poi di raggiungere la punta più a ovest, The Nobbies, dove di solito si riuniscono le foche. Noi non ne abbiamo vista neanche una (eppefforza), ma ci siamo rifatte con letture interessanti e, soprattutto, con una camminata sul promontorio. Il vento ha rotto abbastanza il cazzo, ma la vista era bellissima, con il Blowhole, le rocce scure e la vegetazione verde e arancione. Mi è piaciuto moltissimo e ho fatto davvero tante foto (con la fotocamera, quindi su sto blog poca roba!!). Dopodiché siamo tornate indietro al Swan Lake. Come lago ci ha deluso un po’ tanto (una mezza palude in realtà… Ma i cigni neri c’erano, quindi il nome perlomeno l’hanno azzeccato). Ma poi è successo che sul sentiero al ritorno stavo camminando e a un certo punto mi fermo di botto e le altre due quasi mi vengono addosso e lui è li a 10 metri da noi: un’echidna!!! Un animaletto bellissimo, una specie di riccio con il becco. Chi sa anche solo qualcosina sugli animali australiani non può non amare l’echidna!! E quindi nulla, ci siamo avvicinate a pochi centimetri e l’abbiamo ammirato, in silenzio per paura che scappasse e con un sorriso enorme. Io aaaaamo gli echidna!!
Abbiamo cucinato (non l’echidna), e poi siamo andate alle Penguin Parade. In realtà abbiamo cazzeggiato due ore perché l’evento era alle 21. Alle 20.15 eravamo già sugli spalti a congelare, ma contentissime!! Praticamente, si tratta di una spiaggia dove i pinguini arrivano naturalmente e dove sono stati costruiti delle casette per loro (perché gli animali distruggono quelle che i pinguini si costruiscono da soli) è un centro di recupero. Assistono i pinguini e li pesano e li monitorano per vedere se tutto va bene. Ovviamente c’è nato sopra un business di nulla, col negozio, il ristorante, i tour e, ovviamente, la Penguin Parade. Così alle 21 circa, centinaia di persone sugli spalti e i primi gruppetti di pinguini escono dal mare, si scuotono, osservano, poi partono di corsa, sempre in gruppo. Si fermano, osservano, poi ripartono. Di gruppetti ne sono usciti a decine dall’acqua, e come si muovono quando corrono vabbè, è una cosa eccezionale! Io ero con gli occhi a cuoricino e non sapevo più dove guardare. Illuminati solo da un lampione, vedevi queste macchioline bianche e nere che si muovevano veloci e goffe sulla sabbia dorata, a volte inciampando, belli tondi con le pance piene di pesce, sembrava che facessero a gara. Poi, prima di andare verso le loro casette,devono passare in un piccolo tunnel dove gli addetti li mettono su una bilancia per prendere nota delle variazioni di peso. E loro, giuro, se ne stavano lì fermi, ad aspettare il loro turno in fila. Semplicemente adorabili!! Ma il momento migliore è quando ci siamo alzati e, stando sulle passerelle, li vedevamo andare ognuno verso la propria casetta (che poi, come facciano a sapere dov’è chi lo sa). Ce n’erano davvero tanti, alcuni li abbiamo visti da vicino, cosini alti circa 30 centimetri, è davvero buffi: camminano sculettando, si fermano e si guardano intorno, poi si grattano un po’ e si leccano le piume. Se ne stanno lì a contemplare chissà cosa per parecchi minuti, poi fanno qualche altro passo. Tutt’intorno, il buio si riempie dei loro verso assordanti: siamo finalmente a casa!! E io mi sono innamorata perdutamente di ognuno di loro 🙂
Ancora sorridenti come ebeti per tutte le bellezze di oggi, usciamo dall’isola (riesco a vedere le Big Cows e la Big Wave al buio) e ci fermiamo a dormire in un parchetto a Bass.
Io l’ho già detto che amo l’Australia????????????

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My trip’s diary-Day 15

Ultimo giorno in Tasmaniaaaaaa!! La situazione strana è che da una parte ci mancherà perché ci è proprio entrata nel cuore, ma dall’altra…basta con ‘sto freddo!!! Anche se oggi in realtà c’era il sole e abbiamo addirittura messo le maniche corte!!
Visto che eravamo già vicine A Devonport, oggi ce la siamo proprio presa comoda. Da La Trobe siamo andate dritte a Penguin, passando però prima da un Lookout con una vista davvero bellissima sul mare e su tutte le colline, che sembrano davvero finte!
Penguin è una cittadina molto carina, con una bella spiaggia e il prato verde. Ci sono anche i cestini della spazzatura con i pinguini e, ovviamente, il Big Penguin! Mentre le altre hanno trovato un wifi, io mi sono fatta un giretto fino a un piccolo ma delizioso Lions Park, e poi mi sono lanciata sul prato a leggere e a fare yoga. Yoga, sul prato, col mare di fronte e il sole in testa… Sì, lo so, lo dico sempre che proprio male male non è!
Dopo Penguin siamo tornate indietro lungo la costa, fermandoci per fare qualche foto alla Three Sisters State Reserve, e poi qualche ora a Ulverstone, dove ci siamo divertite come coglione al parco giochi e alla palestra per un work out all’aria aperta di tutto rispetto (adesso gli addominali piangono).
Ritorno a Devonport, giro brevissimo della città e poi eh, è successo. La voglia di junk food ci ha chiamate. E così siamo finite al Mac (Macca’s qui in Australia, perché loro sono diversi!), e poi abbiamo trascorso circa due ore in fila per il traghetto.
Eccoci qua, la Tasmania è andata. Che dire, è vero che tutto questo freddo e tutta questa pioggia ci hanno demoralizzato a volte e non ce l’hanno fatta vivere al massimo come avremmo voluto. Però è anche vero che se mi è piaciuta così tanto in questo modo, vuol dire che bella deve esserlo davvero. Le mie foto non rendono l’idea, e forse nessuna foto potrebbe farlo, sono posti da vedere davvero con i propri occhi (così anche voi vi sorbite sto freddo cazzo!): ci sono cose e spiagge e baie e isolette all’orizzonte e rocce e sentieri e colline che non ti puoi scordare. I colori sono vividissimi (ma sui colori dell’Australia ne avrei tante da dire…) e ce n’è per tutti: le colline e i campi immensi sono verdi, gialle, ocra, marroni, con le mucche e le pecore e gli alpaca in ogni dove, e poi il blu di questo oceano, santo cielo, a ogni ora del giorno il blu è diverso e vabbè, come si fa a descrivere certe bellezze? Quando, in alcuni punti, il profilo delle colline si perde nella nebbia dell’orizzonte, o le onde si infrangono sulla scogliera con una forza tale che stare lì 10 minuti buoni a fissarle ti sembra niente. A volte ti sembra di stare di fronte a un grande dipinto, da quanto tutto intorno a te è così bello e nitido e pulito, o da quanto le onde sono grosse e veloci, che sembrano fatte con gli effetti speciali dei film.
La Tasmania mi è rimasta nel cuore. Ma la Tasmania è Australia, per cui non poteva essere altrimenti!!

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My trip’s diary-Day 12

Svegliarsi con la solita pioggia non è il massimo, ma cazzo: sono a Richmond! A me questo posto mette allegria e serenità. Ho già detto che amo Richmond? Brava anche a Fra che ha trascorso 15 minuti della sua vita a districare il gomitolo nei miei capelli come una brava mamma!
È tutto molto bello quando partiamo per andare a prendere Kara al camping…e ci accorgiamo che la macchina emette fumo e strani rumori/odori. Interessante! Siamo lì al camping che cerchiamo di capire cosa sia (leggi: tre rincoglionite che sono riuscite ad aprire il cofano solo perché era stato mostrato loro da un addetto del traghetto giorni prima, e che guardano inebetite il motore e tutto ciò che gli sta intorno con una faccia perplessa e con le rotelline che si arrugginiscono nel cervello), ed ecco che arriva una signora: lei, il marito e il figlio stanno andando all’aeroporto e vorrebbero regalarci tutto il cibo che non sono riusciti a finire. Noi titubiamo per 0.24 secondi e accogliamo tutto questa grazia con gioia. Allora poi chiedo anche al marito se può aiutarci con la macchina e lui ci si impegna tantissimo. I successivi dieci minuti li passo con gli occhi a cuore e la mente piena di fiori e farfalle colorate; perché io provo sempre questo senso di meraviglia forte di fronte a piccoli gesti di gentilezza disinteressata e non ce la faccio a darli per scontati. E penso che il mondo può anche essere bello e andrebbe abbracciato più spesso!!
Torniamo a Richmond per il meccanico (tanto gentile..e poi siamo tornate a Richmond! Si vede che è destino!!! Ho mai detto che amo Richmond???), poi partiamo finalmente per la nostra giornata (il problema della macchina non lo dico perché è abbastanza vergognoso ahahaha).
Oggi è la volta della Tasman Peninsula. Arriviamo fino in fondo a Port Arthur, che io volevo vedere perché sapevo essere una città con un forte background storico, essendo stata per molto tempo sede di un’enorme colonia penale. L’ingresso dal prezzo esorbitante mi lascia un po’ così, però ormai ci siamo, quindi balliamo! Per cui io e Kara passiamo qualche ora nella cittadina (cioè, si paga per vedere una cittadina intera dove ormai non abita più nessuno) che è praticamente un immenso museo a cielo aperto: le rovine, le prigioni ancora intatte, la ex chiesa, le case museo, i giardini meravigliosi. A me poi la storia australiana interessa davvero molto, per cui sono stata davvero contenta della visita!!
Ormai si è fatto pomeriggio inoltrato, per cui ripartiamo. Tornando indietro dalla penisola, raggiungiamo la stretta striscia di terra che la tiene attaccata al resto, e qua si trovano alcune formazioni rocciose che tolgono davvero il fiato: Tasman Arch? Blowhole e Devils Kitchen, che mi ha particolarmente impressionato. È davvero incredibile ammirare queste scogliere così profonde e “selvagge”, dove un oceano super mosso forma delle onde gigantesche che si frantumano sulla roccia. Lo so che apparentemente sto scrivendo un sacco di ovvietà, ma io ci sono stata veramente 10 minuti buoni a osservare queste cose, perché sprigionano una potenza che è difficile vedere altrove e che lascia davvero affascinati!
Ragiungiamo Sorell per la spesa e poi, finalmente… È l’ora di Hobart!! Lasciamo Kara in ostello e noi ce ne andiamo a Sandy Bay, dove ci sono le docce calde (parliamone!!! Sono parecchi giorni che non faccio una doccia… Scandalo).
Giornata conclusa con la scena migliore per ora:
Non avendo molti sacchetti, oggi siamo finite a buttare la spazzatura e le stoviglie sporche in uno unico. Poi però Kara ha preso tutte le stoviglie per lavarle in ostello, noi ci siam tenute due cucchiai, io però l’avevo dimenticato… Per cui, quando ci siamo accorte che li avevo buttati, posso assicurarvi che vedere Fra che fruga nel cestino del parco con una torcia in mano per ritrovarli è stato molto molto esilarante!! Fra tvb eh!! 🙂

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My trip’s diary-Day 11

A noi piace tantiiiiiissimo svegliarci con la pioggia! -.-‘ Dormire in macchina significa uscire all’aria aperta non appena ti alzi dal letto, e quando piove/fa freddo come oggi voglia proprio zero. Ormai i miei capelli sono diventati una gomitolo di nodi sotto questa pioggerellina fine e questo vento gelido. È l’ora di jeans e felpa!!
La giornata di oggi è dedicata al Freycinet National Park e alla famosa Wineglass Bay, che si trovano in una penisola più o meno a metà della costa est. Dopo una sana (e ormai abituale) colazione a base di pane e nutella (però il pane è integrale eh!!), arriviamo all’ingresso del parco. Paghiamo, giochiamo un po’ con un wallaby perso nel parcheggio, e poi iniziamo la nostra camminata. Per raggiungere Wineglass Bay bisogna prima fare circa 40 minuti di scale e salita (e si raggiunge il Lookout), poi un’altra mezz’ora circa di discesa (che al ritorno sarà ovviamente una salita ammazzagambe). Il tutto con sta pioggerellina del cazzo sulla testa. Le premesse non sembrano un granché, ma a me camminare piace (ai miei polmoni un po’ meno ma vabbe), e poi i panorami che ci aspettano valgono la pena! Nonostante il cielo incolore, quello che ci aspetta in cima al lookout non presenta neanche una sbavatura: una spiaggia bianca e un mare azzurro che non lasciano nulla all’immaginazione. Certo, vedere tutto col sole sarebbe stata un’altra cosa, ma noi ci accontentiamo! E poi il sole esce davvero, anche se solo per 5 minuti, quando raggiungiamo la spiaggia e ci rilassiamo un po’ sui sassi a ammirare questa bellezza.
Dopo la scarpinata del ritorno ci aspettano altre mete del parco, tutte più facilmente raggiungibili: Cape Tourville con il suo faro e le viste mozzafiato sulle scogliere, Sleepy Bay con la sua spiaggia di sassi e le rocce rosse, Friendly Beaches con le sue spiagge bianche chilometriche. Soddisfatte, ci ributtiamo in macchina per qualche ora e puntiamo – rullo di tamburi – a sud, fermandoci ogni tanto per qualche foto ai lookout. È vero, piove, ma i paesaggi tasmanici sono comunque tanto belli. Quello che nel foto appare grigio, nella realtà è fatto di mille sfumature. Le vallate sono immense e le scogliere si buttano a picco su un mare azzurro e schiumoso. Sì, cioè a me la Tasmania non dispiace proprio!
Raggiungo il mio “picco tasmanico” la sera, quando ci fermiamo in un paesino dove dormire. Questo paesino è un historical town e si trova a circa 20 km da Hobart. Si chiama Richmond e io mi sono già innamorata. Dopo cena e prima che facesse buio ho fatto le mie solite conversazioni internazionali passeggiando per la via principale, per il ponte in limestone (ma come si dice in italiano?) e per il prato lungo il fiume. E mi sono innamorata! Queste casette in legno e pietra, fiori colorati ovunque, il ponte e la chiesetta illuminati, l’ordine perfetto di ogni cosa, io voglio una Richmond 2 ovunque andrò a vivere nel mondo!!

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Niente foto di Richmond sul cellulare purtroppo, ma comunque I love Richmond!