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My trip’s diary-Day 7

Giornata poco degna di nota, purtroppo. Ma si sa, ogni tanto capita e non si può pretendere che ogni giorno di viaggio sia il massimo!
Il problema è il tempo. Piove, e fa freddo. Si può essere più sfigati di me?
Abbiamo lasciato una Genoa dal tempo molto incerto e abbiamo continuato verso il solito sud. Sapevamo che questa parte di tragitto sarebbe stata più noiosa, perché le cose da vedere non sono tante come prima, e perché bisogna anche darci una mossa, essendo Melbourne a svariate centinaia di chilometri da noi. Così abbiamo praticamente passato la mattinata in macchina per raggiungere Lakes Entrance. Si tratta di una cittadina carina e sicuramente piena di vita quando c’è il sole. Faceva freddo e comunque di gente ce n’era; a fare cosa non si sa. Noi abbiamo fatto una lunga passeggiata lungomare, poi abbiamo pranzato e abbiamo raggiunto un lookout da dove si vedeva, appunto, Lakes Entrance: un dedalo di laghi e fiumi che si fondono con l’oceano, bello davvero!
Impigrite dal tempo impietoso, abbiamo guidato ancora un bel po fino a Traralgon, dove abbiamo trascorso un paio d’ore in biblioteca a programmare le prossime tappe del viaggio, e poi abbiamo continuato ancora un po’, fermandoci a Churchill per “ammirare” un bruttissimo Big Cigar (la mia quarta Big Thing!), e poi piazzandoci in una piazzola di sosta sull’autostrada per la notte, cosa che mi ha fatto rendere conto davvero di essere nel bel mezzo di un road trip di tutto rispetto!!

Devo dire una cosa sullo stato del Victoria. A parte il fatto che piove e basta, e già questo ti fa già un po’ rimpiangere il New South Wales (come se lì invece ci fosse sempre il sole….); credo che in Victoria ci siano stati molti casi di incidenti stradali, oppure che siano molto, estremamente previdenti. Sull’autostrada si susseguono cartelli recanti messaggi sul sonno alla guida, che mettono un po’ ansia: “Feeling drousy? Powernap now!”, “Only sleep cures fatigue”, “Wake up! Or powernap”, cose così insomma. Per non parlare dei vari “Distraction can kill” o un terrificante “Belt up, or suffer the pain”. Questo è davvero crudele! Il problema è che si trovano ogni due chilometri circa, un’angoscia totale!! Ci ha fatto ridere (un po’ nervosamente) per tutto il tempo.
Poche foto oggi… E pronti per domani, Australia Day!!

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My trip’s diary-Day 6

Una giornata un po’ così così, soprattutto per colpa del tempo.. La pioggia pare non volerci abbandonare e io questo tempo non lo capisco. Siamo in piena estate cazzo! Ma vaaaaa bene!
Dopo una colazione invasa dalle mosche e con il latte scaduto che mi ha fatto buttare un sacco di muesli (taaaaanta pazienza ci vuole), abbiamo passato gran parte della giornata in macchina per spostarci da un posto all’altro. Prima di tutto, da Cobargo siamo andate al Mimosa Rocks National Park, dove abbiamo camminato un po’ in mezzo al bosco per raggiungere Nelson Beach e Moon Bay. Belle spiagge e bellissime viste, peccato per il tempo incerto!
Poi passiamo da Tathra in auto ed è la volta di Merimbula, una cittadina carina che si affaccia sull’omonimo lago, e di Pambula Beach. Non avvistiamo nessun canguro come avremmo voluto, ma in compenso ce ne sono a decine in un prato li vicino! Li ammiriamo per un po’ prima che scappino, poi raggiungiamo Eden. La spiaggia è chilometrica e affascinante, ma le nuvolone nere non ci lasciano, per cui ci limitiamo a una lunga passeggiata sulla spiaggia e a una spesa in un Coles pieno di offerte che ci esaltano!! Ahahaha
Riprendiamo il viaggio verso sud, attraversando la Nudgee State Forest e all’improvviso…welcome to Victoria!! E benvenuta a me nel mio quarto stato australiano! Purtroppo il tempo è se possibile ancora peggio, e un temporale ci assale dalle parti di Mallacoota. Passiamo una fantastica mezz’ora di panico in mezzo a un caravan Park gigante, non sapendo dove dormire, con la tempesta e zero connessione…ma poi decidiamo di tornare sui nostri passi di qualche chilometro e fermarci a Genoa, un paesino nell’entroterra. Qui troviamo un’area camping bella attrezzata e gratuita e, sotto la nostra cara bella pioggia, sistemiamo tutto e prepariamo la cena al barbecue e sul nostro fornelletto amico. La pioggia finisce, e un cielo meraviglioso ci fa compagnia per un po’: da un lato un bellissimo arcobaleno doppio a tutto tondo, dai colori di una brillantezza e vividezza difficili da trovare. Dall’altro, un sole fioco che tramonta tra le nuvole, lasciandoci sotto un cielo a strati. Sembrano due cieli diversi, entrambi tanto belli, e allora ti rendi conto davvero di quanto dopo la tempesta esce SEMPRE il sereno!!

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My trip’s diary-Day 5

Bello svegliarsi a Mollymook, è un posticino davvero carino. Ci prepariamo, recuperiamo Kara e ci spostiamo nella vicina Ulladulla, dove facciamo colazione e discutiamo. Parlare con una di quasi 30 anni che non ti ascolta qualsiasi cosa tu dica è dura.. Ma pare che le cose stiano andando un po meglio dopo stamattina.
Mattinata intera al Murramarong National Park. Ci rilassiamo un po’ sulla spiaggia ma fa troppo caldo e io sono completamente abbrustolita (ecchevvelodicoaffà), così facciamo una camminata di qualche chilometro in mezzo al bosco per raggiungere Pebbly Beach e Clear Point, da cui si ha una vista bellissima sulla costa a nord e sud. Torniamo indietro e, dopo aver passato qualche minuto a accarezzare qualche wallaby in mezzo al prato, ci spostiamo nella parte sud del parco per una breve vista di una enorme quanto deserta Durras Beach.
Siamo poi andate a Batemans Bay, che però non ci ha particolarmente entusiasmato, per cui abbiamo pensato bene di addormentarci sul prato. Ci siamo mosse poco prima che le nuvole nere ci arrivassero in testa e da li, il resto del (tardo) pomeriggio l’abbiamo praticamente passato in macchina a cercare un posto dove dormire. Così, un po sotto la pioggia un po no, abbiamo attraversato posti dai nomi strani, come Lilli Pilli, Moruya, Bodalla, Mystery Bay, Wallaga Lake, Narooma (dove ci siamo fermate per una passeggiata lungomare), Bermagui, Tilba Tilba (un villaggio storico del 1873 addirittura!!), fino a raggiungere un paesino minuscolo di nome Cobargo in mezzo alla foresta. In questo momento sono sul mitico materasso in macchina, con la portiera del baule aperto, la pioggia che batte sulla macchina e il buio pesto intorno. Nel parcheggio di un motel/bar che ci ha gentilmente lasciato il bagno aperto per tutta la notte. Con l’arietta fresca e le zanzare che entrano. Reduce da una cena cucinata sul fornelletto da campeggio un po sotto la pioggia un po in macchina. Con tutta la nostra roba ammassata (ma, ormai, ad arte) sui sedili anteriori. È tutto come deve essere, e io non mi sarei mai aspettata di trovarmi in una tale situazione, ad adattarmi a certe cose che mi capitano.
E, sai cosa, ora come ora sono quasi felice.

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My trip’s diary-Day 4

Questa è stata una giornata bellissima da una parte, pesante dall’altra. I miei occhi hanno ammirato bellezze che sarà difficile vedere altrove, ma la mia pazienza è scesa di un gradino…
Beh, mi sveglio all’interno del parco nazionale e non posso non essere felice. Ci prepariamo e partiamo verso il Boderee National Park, la punta sud dell’area di Jervis Bay. Guidiamo un po in mezzo al verde e poi parcheggiamo alla prima spiaggia, Green Patch, pronte per mare e camminate. Prima, però, ci rilassiamo un po su questa spiaggia meravigliosa, dopo un bagno in un’acqua cristallina. Ed eccomi li, rilassata e quasi dormiente, quando dei bambini, ipereccitati, iniziano a urlare qualcosa su un serpente… A circa 15 metti da me, bello tranquillo sul ciglio del bosco a porto del canaletti di acqua che separa il bosco dalla spiaggia, un simpaticissimo Diamond Python che se la dorme, incurante della gente che gli sta intorno e fa foto (questa è Fra). Io, spinta più che altro dalla curiosità e dal fatto che se ne stava fermo e buono, mi avvicino e lo osservo, e per me sono passi avanti! Ma più di così no, grazie. Australia sei tanto bella, ma i serpenti perché?????
Io e Fra passeggiano su questa bellissima spiaggia e facciamo tante foto. Poi, lasciata Kara chissà dove, raggiungiamo Bristol Point lungo il sentiero. Ed eccoci in un altro angolo di paradiso, una lingua di sabbia candida, tronchi bagnati dal mare, acqua cristallina. Ciao.
Arriva Kara, mangiamo, camminiamo lungo la spiaggia e ci fermiamo dopo le Scottish Rocks per riposarci un po e fare il bagno in un tratto di mare che giuro, una piscina. Penso di aver ripetuto “piscina” almeno venti volte. Ero estasiata e sarei rimasta in acqua per ore, pur non essendo io una grande amante. Ma che roba!!!
Camminiamo ancora fino a Hole in the Wall, poi rientriamo dentro al bosco e facciamo tutta la strada indietro per tornare alla macchina, mentre Kara ci aspettava. Recuperiamo la macchina (dopo varie conversazioni interessanti sulla cacca) e raggiungiamo Murray’s Beach, dove però Kara decide di rimanere in macchina…. Noi camminiamo prima fino a Governor Head per una vista mozzafiato, poi ci godiamo la spiaggia, bella come tutte le altre.
Salutiamo Jervis Bay a malincuore e proseguiamo verso sud, raggiungendo Mollymook. Scarichiamo Kara in un caravan park e ci piazziamo con la macchina sul prato bordo spiaggia, completo di tutti i confort. È una bella serata, la cena ci viene offerta da sei ragazzi francesi nostri “vicini di casa”, e tutto va bene, se non fosse per schiena e culo completamente bruciati.
Il fatto che Kara si stia sentendo poco coinvolta e non al massimo mi spiace, ma non saprei cosa fare. Ha una certa età e ce la può fare benissimo, immagino. Non voglio però che rovini la vacanza a noi… Vedremo come andrà!!

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My trip’s diary-Day 3

Ci siamo fortunatamente svegliate con il sole, e meno male, perché la tempesta stanotte non ha dato pace. Le altre fanno il bagno, io sistemo, poi colazione e, dopo aver tagliato le unghie a Fra (che, ricordiamo, è grande e vaccinata), siamo partite per il solito sud. Abbiamo fatto qualche foto a Shellharbour e poi ci siamo fermate a Kiama. C’ero già stata e non è che sia entusiasmante, ma il farò è carino e la vista lungo tutta la costa è davvero bella. Kiama è famosa per il Blowhole, che non è altro che un grande buco nella roccia della scogliera, da cui spruzza acqua quando ci sono le onde (cioè sempre, essendo aperto oceano). Un australiano gentile di passaggio ci suggerisce di vedere il Little Blowhole. Così, fatte diecimila foto con il selfie stick che ho malauguratamente regalato a Fra per il suo compleanno, ci spostiamo a questo Little Blowhole. Effettivamente, il buco nella doccia è più piccolo, ma l’effetto molto più suggestivo!
Lasciamo Kiama e ci spostiamo a Gerringong, sulla cui spiaggia mista a prato mangiamo il nostro pranzo (leggi: avanzo della sera prima), e poi di nuovo fino a Gerroa (paesino di 397 anime) e a Seven Mile Beach, una distesa infinita di sabbia bianca che si confonde col mare.
Infine, raggiungiamo a metà pomeriggio la meta probabilmente più attesa di tutta la costa: Jervis Bay! A Jervis Bay c’ero già stata a ottobre ma, per svariati motivi, non me l’ero particolarmente goduta, per cui sono davvero contenta di esserci tornata! Abbiamo fatto un giro veloce a Huskisson, cittadina principale della baia, a Huskisson Beach e a Shark Net Beach. Poi, dopo aver fatto una spesa a metà tra il disperato e l’esilarante (Kara che comincia a fare segni di cedimento di varia natura, Fra che ci si incazza e io che rido per non incazzarmi a mia volta), raggiungiamo il Jervis Bay National Park, dove ci piazziamo per la notte. Scendiamo in spiaggia e vabbe. Siamo scesi in paradiso. La sabbia su tutto questo tratto di costa all’interno della baia (100% parco protetto) è di un candore unico, e “canta” per l’attrito con i piedi quando si cammina. Lasciata Kara chissà dove, raggiungiamo Hyams Beach, considerata un po’ ovunque in internet la spiaggia più bianca del mondo. E io ci credo!!
La sera va un po così. Ci ritroviamo spesso a preparare la cena e a mangiare al buio. Mettici che poi inizia a piovere e siamo a posto! Ma non ci lasciamo scoraggiare: un’altra bella giornata è andata e siamo dentro a un paradiso!!

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My trip’s diary-Day 2

Direi che il nostro viaggino è proprio iniziato! In realtà è iniziato con una dormita abbastanza scomoda perché avevamo saggiamente parcheggiato in pendenza…una gioia! Però vabbe, dopo aver preparato tutto sotto la pioggia e dopo un brevissimo giro a Bundeena, ci siamo rimesse in macchina per continuare il nostro giro all’interno del Royal National Park. Abbiamo fatto una passeggiata da Wattamolla a Providential Point, poi abbiamo raggiunto Garie Beach e abbiamo camminato sul minuscolo sentiero bordo spiaggia che porta a Little Garie Beach. Da li siamo salite fino a Thelma Head: 500 miseri metri in salita in mezzo a fango ed erba alta, ma la vista ne valeva la pena!
Abbiamo ripreso la macchina e abbiamo continuato sulla Grand Pacific Drive, fermandoci in svariati punti per fare le foto e ammirare il panorama. Il tempo ha fatto abbastanza schifo, ma per fortuna il sole è uscito quando siamo arrivate a Wollongong, dove abbiamo camminato lungo il Blue Mile e abbiamo raggiunto il faro vecchio e quello nuovo. Qualche chiacchierata sul prato (taaaaaanti pratiiii) e poi abbiamo continuato verso sud. Abbiamo raggiunto un punto non precisato poco prima di Shellharbour, dove abbiamo piazzato macchina e tenda, e dove io e Kara abbiamo fatto work out sul prato lungomare e nella palestra a cielo aperto! Ho sempre sognato di farlo 🙂 Cena al buio sul prato e poi ciao, adesso siamo al caldo in macchina mentre fuori infuria la tempesta… Pioggia due giorni su due, avanti così!!

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My trip’s diary-Day 1

Allora vabbe, il mio viaggio intorno all’Australia è ufficialmente iniziato. In questo momento scrivo dal cellulare, sdraiata su un materasso di gommapiuma in una macchina parcheggiata in pendenza. Sono riuscita ad aggiornare quello che potevo, ma ci sono un sacco di post che volevo fare (il Natale, Port Stephens, tanto foto post sparsi) che purtroppo col cellulare non posso fare, perché non ho le foto e senza foto non si può!
Però, appunto, ho iniziato il viaggio e mi sembra giusto tenere il passo. Per cui proverò a scrivere un breve post ogni giorno per ricordarmi di tutto. Sarà un po alla cazzo, poco curato e con poche o zero foto, ma vaaaaa bene così!

Per cui niente, oggi in realtà l’abbiamo più che altro passato a pulire e preparare la macchina e a sistemare l’enorme quantità di roba che abbiamo. Poi, dopo essere tornata a casa mia per prendere tutto quello che mi ero dimenticata (…….), siamo partite alla volta di Cronulla, dove ci siamo mangiate la polenta preparata oggi sul lungomare. E poi abbiamo guidato all’interno del Royal National Park e siamo giunte a Bundeena. Adesso io, Kara in tenda, Fra vestita da unicorno accanto a me in macchina, e le 14 zanzare che ci fanno compagnia vi salutiamo! Domani si inizia davvero!!

Quindi, per ricapitolare: viaggerò 4 settimane con Fra e Kara lungo tutta la costa sudest Sydney-Melbourne-Adelaide, passando anche per la Tasmania. Poi ad Adelaide ci separiamo e io viaggerò sola, prima a Alice Springs/Uluru, poi a Darwin e ai suoi parchi, e poi lungo tutta la costa est a partire da Cairns fino di nuovo a Sydney.
Io è il mio zaino 50L che già amo ce la possiamo fare!!

Quello che mi mancherà di Sydney

Siamo DAVVERO arrivati alla fine della mia permanenza a Sydney e io ancora non è che ci creda molto. Come capita sempre, a tutti, del resto. Credi di essere preparata e poi però ci rimani sempre un po’ così, tra l’eccitato e l’ansioso!

Le cose che mi mancheranno di Sydney, prepariamoci, sono tante. E vi assicuro che sono tutte molto, molto belle.

  • Camminare dai 2 ai 15 minuti e ritrovarmi praticamente in qualsiasi luogo “utile” o attrazione turisitica. Per 4 mesi ho abitato in culo al mondo, per 6 mesi al suo centro, e me lo sono goduta al massimo. Qualsiasi luogo d’incontro era a portata, e quando mi accorgevo che mi mancava qualcosa, fare un salto al supermercato ci voleva meno che anche solo pensarlo!
  • Hyde Park, perché era a pochissimi minuti a piedi da casa mia, e perché è il posto dove mi sono rifugiata parecchie volte, nei momenti più difficili o stanchi della mia permanenza. Perché mi bastava sdraiarmi a contatto con l’erba verde brillante per sentirmi subito più al sicuro, intorno alle persone che prendevano il sole o che si allenavano, agli anziani che passeggiavano, ai ragazzini sullo skateboard. Per l’ANZAC Memorial e la storia che si porta in grembo, per la Pool of Reflection e la fontana, i viali e ogni singolo albero. Per i festival che vi si svolgono all’interno, intrisi di un’atmosfera unica. Persino per i flying fox!
  • So che si tratta di un altro parco e che sono monotematica, ma…i Royal Botanic Gardens. E quell’angolo di prato perfetto, con il Main Pond dietro, gli ibis bianchi coi loro lunghi becchi che ti girano intorno senza disturbare, la palma sopra di te che getta ombre irregolari, e di fronte Farm Cove e la baia intera. A destra prato immenso e alberi, a sinistra mezzo Harbour Bridge e un paio di punte dell’Opera House. Sì, quel posticino preciso lì mi mancherà, essendo il punto che della città preferisco in assoluto.
  • La totale impassibilità che ti circondava quando camminavi per le vie del CBD conciata come una senzatetto. Quante volte sono andata al supermercato in infradito, maglietta e pantalocini che uso come pigiama, senza trucco, con i capelli sfatti e con portafoglio e chiavi di casa in mano? Nessuno ci ha mai fatto caso, e comunque ci sono cose ben peggiori. Chiunque può andare in giro per Sydney con qualsiasi cosa addosso, qualsiasi colore e piega di capelli, con gli accessori più strani e…nessuno (se non i turisti, magari) ti guarderà mai male. Questo totale senso di libertà di espressione mi dava fastidio all’inizio, da buona italiana; ma poi ti ci abitui e non ne puoi davvero più fare a meno!
  • La mia casa, il mio letto incasinato e comodo, le coinquiline che vanno e vengono, l’organizzazione perfetta degli spazi stretti e il non sentirsi mai soli. Soprattutto, il poter scendere 13 piani in ascensore e ritrovarsi in palestra o in idromassaggio. Va detto, però, che una casa bella pulita immacolata mi manca da tanto!
  • I magnifici monumenti e palazzi, le meravigliose opere architettoniche: l’Opera House, l’Harbour Bridge, QVB, Town Hall, St. Mary’s Cathedral, il porto illuminato di Darling Harbour, la Westfield Tower, la Library of NSW. Ma ogni singola costruzione mi rimarrà nel cuore: dai grattacieli altissimi e vetrati alle casette a mattoncini di The Rocks che si rincorrono ai lati dei vicoli, fino alle mie preferite, le minivillette a schiera in stile vittoriano, con il minuscolo giardinetto e le ringhiare lavorate, quelle più nuove e quelle malmesse, quelle piccole e quelle grandi, a Surry Hills o a Darlinghurst, insomma io le amo!
  • Il fatto che a Sydney c’è un evento ogni giorno, e che starci dietro è praticamente impossibile. Un festival, una mostra a cielo aperto, una corsa di beneficienza, stare fermi è sconsigliato! E poi, ogni settimana è “la settimana del…”, ma come fanno?? Io, purtroppo non ho partecipato a molte cose: il Vivid Sydney, l’Art & About, lo Sculpture by the Sea, il Sydney Fest, l’Italian Festa, il Sydney Summer Fest… senza contare le milioni di cose che vengono organizzate per le festività, come quelle a cui ho avuto la fortuna di partecipare: il Royal Easter Show, l’ANZAC Parade e i Christmas Carols. Insomma, chi dice che a Sydney ci si annoia (e ne ho sentite davvero di persone che lo dicono), mi spiace ma non ci ha capito molto!
  • Il prendere in mano la guida il venerdì e decidere cosa fare nel weekend! Posti sempre nuovi da scoprire, e le mie chilometriche camminate in solitaria con gli occhi a cuoricino. Muovermi da turista, come e dove mi pare, coi miei tempi e seguendo i miei interessi, godendo di panorami ogni giorno diversi, fermarmi a leggere qualche pagina sul prato e poi ricominciare, e fondere la macchina fotografica!
  • Il senso di comunità e di solidarietà che, in un modo o nell’altro, ho avuto modo di respirare in questa città. Nelle occasioni più allegre, come nei mercati rionali di vintage o nei festival; in quelle più tristi, come la morte di un vicino di casa o l’uccisione di due concittadini da parte di uno squilibrato; per non parlare delle occasioni celebrative, come in quei giorni in cui si ricordano i militari caduti nelle guerre non loro; ma anche nelle situazioni più quotidiane, dove ogni bel gesto si confonde con la normalità. Ecco, in ogni occasione ho visto con i miei occhi una solidarietà, una vicinanza, un calore, una dignità, un senso di appartenenza e di comunità, una sincerità di cuore che io raramente ho visto altrove. Davvero raramente. E tutte queste cose erano così dense nell’aria che le sentivo sulla pelle e mi veniva la pelle d’oca. Certo, il popolo di Sydney non è perfetto e tanti difetti ce li ha di sicuro. Però queste cose sono reali, non le avevo mai sentite, e qui invece sono presenti con una forza tale che capisci perché questa città non cadrà mai e comunque si rialzerà sempre e sempre.
  • Tutte le persone che ho conosciuto in queste 42 settimane. Dalla famiglia ospitante alle amicizie più grandi e forti che ho costruito e alle coinquiline; dai miei meravigliosi compagni di corso ai miei studenti, fino ai colleghi di lavoro e i clienti. Mi rendo conto di quanto cliché sia quello che sto per dire, ma ho davvero tratto qualcosa da ognuno di loro. Non avendo conosciuto centinaia e centinaia di persone, ognuna mi è rimasta impressa per qualche motivo, quasi sempre in positivo, e sarà difficile scordarsi i loro nomi, i volti e gli episodi che abbiamo vissuto insieme.
  • Sarà stupido dirlo ma…il sentirmi a casa. Il sentirmi a casa in una città così lontana, così grande, così diversa e multiculturale. Sentirmi a casa quando sono in strada e per caso incontro un amico (cosa che non succede neanche nel mio minuscolo paesino). Sentirmi a casa quando un turista mi chiede indicazioni e mi accordo di sapere l’ubicazione di tante strade del centro e il numero di tanti autobus. Sentirmi a casa entrando negli stessi negozi di sempre, facendo gli stessi movimenti di sempre, e quei piccoli automatismi che in situazioni normali ti farebbero sentire in gabbia e qui invece… qui, invece.

La voglia di meravigliarmi, rimanere affascinata da ogni minimo dettaglio che cattura il mio sguardo, di non perdere neanche un minuto a “rilassarmi” e di vivere al massimo; la capacità di adattarmi a ogni situazione e di vedere il bello (bellissimo) in ogni cosa.

Sono tutte cose che ho sempre avuto dentro, ma che avevo dimenticato. Sydney ha fatto riaffiorare tutto quanto e io non gliene sarò mai abbastanza grata. Io non so se 10 mesi bastino per sentire un luogo come uno dei propri luoghi del cuore ma..è certo, Sydney lo è e non ho dubbi che lo sarà sempre.

Settimana 26 (42)

E così…la mia ultima settimana a Sydney? Ma ci si crede??? Beh ok, si sa, era inevitabile…ma il suo effetto lo fa!

Come prevedibile, a lavoro è il caos, anche se un tantino meno rispetto alla settimana scorsa. Ho finito con i miei clienti, credo di aver passato tutto al mio sostituto in maniera abbastanza efficace, speriamo! Ci sono cose che ho inevitabilmente dovuto lasciare indietro ma ora…pace! Ci penserà qualcun altro J

Per il resto, ho trascorso la maggior parte del mio tempo libero a programmare e preparare: itinerari, tour, traghetti, zaini, oggetti utili, vestiti, aiuto! È stata davvero una settimana piena di ansia da questo punto di vista.

Però ci sono state anche tante cose belle. Come il biglietto di buon viaggio con la gift card, da parte di Andy, il mio ex collega coreano che non vedo da ottobre e che è una persona squisita. Come certe persone che hai visto una volta sola in vita tua ma che si dimostrano sempre gentili e disponibili. Come il pranzo offerto in ufficio il venerdì, con tanto di discorso e la mia faccia rossa dalla vergogna. E come il “business” trip del weekend! Siamo andati a Barrington Tops, a circa tre ore a nord di Sydney, in una cattle station piccola e accogliente, con una vista mozzafiato sulla valle. Noi ci siamo divertiti un sacco: abbiamo fatto una specie di rafting coi ciambelloni sulle rapide, cenato all’aria aperta, giocato a Ping pong (o soprattutto beer pong), poi ci siamo imbucati ad una festa nel busco e, in generale, divertiti un sacco! È stato bello trascorrere un weekend un po diverso, con belle persone e in un posto fantastico. Forse eviterei il Huntsman che abbiamo trovato in camera, ma rivedrei quel cielo completamente stellato e con quella fantastica via lattea altre mille volte!

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Settimana 25 (41)

Prima settimana di lavoro dopo le vacanze, penultima prima delle vacanze…di nuovo! Sembra tutto figo ma in realtà sono immersa nell’ansia ahahaha (e non c’è un cazzo da ridere in realtà).

È stata senza dubbio la settimana più caotica a lavoro. Ho avuto pochissimi clienti in 6 mesi e poi sbam, eccoli tutti insieme alla fine, tutti i emergenza visto. Fiato corto e sudore freddo, ma sta andando tutto bene e sono contenta di aver contribuito al bene dell’agenzia anche da un punto di vista della clientela, seppur in piccola parte. Ho avuto qualche incontro interessante e ho organizzato un fantastico “business trip” (poco business, molto trip) per i miei colleghi! Non vedo l’ora di andare!!

Per il resto tutto va così. Presa dalle ansie e dal non stare più nella pelle, in quel limbo dolce e bastardo in cui ci si trova quando si sta per lasciare qualcosa che si ama per qualcosa che è ignoto, ma che ci entusiasma tanto. Un limbo di adrenalina e terrore!!

Lunedì sono andata al cinema con Diana, Fra e Sean. Non un cinema qualsiasi…ma l’IMAX di Darling Harbour, lo schermo più grande al mondo. Ora, vedere Lo Hobbit in inglese, in tipo sesta fila di fronte a uno schermo grande come una palazzina, con gli occhiali in 3D, un Gandalf gigante e una visuale completa delle carie degli orchi…beh, non è stato male! Dopo avevo un gran mal di testa, ma ne è valsa la pena J Martedì invece ho pranzato con Mara e il suo papi che tornava in Italia, e ci siamo fatti una bella scorpacciata di noodles prima di tornare a lavoro. Ho passato il mio venerdì sera con Elisa, tra Summer Fest, opossum che ti si strusciano sui piedi e gelato all’azoto. Elisa mi mancherà e non vedo l’ora di andare a trovarla in Italia! E le altre persone che mi mancheranno tantissimo sono i miei compagni di corso con i quali, dopo un sabato trascorso tra compere e organizzazioni varie, ho trascorso l’intera domenica.

Ho incontrato Yaniv in treno e abbiamo raggiunto Andrea a casa sua, insieme a Malinda e Mary. La casa di Andrea è spettacolare, e riflette la sua personalità: piena di oggetti e accessori etnici che rilasciano un calore immediato! Abbiamo trascorso lì l’intera mattinata, mangiando e chiacchierando. Il tempo faceva schifo e quell’ambiente ci rasserenava un sacco! Poi, recuperato Christien, abbiamo raggiunto il Nan Tien Buddhist Temple a Wollongong. Ci ero già stata a maggio e ci sono tornata con piacere, perché è un posto davvero unico, immerso in un’atmosfera di pace che sarebbe bene sentire più spesso. Abbiamo pranzato, meditato (loro…), chiacchierato, e soprattutto riso un sacco e fatto gli scemi. È davvero incredibile come un gruppo di persone con storie, età, background e personalità così diverse si siano trovate così perfettamente, e non ringrazierò mai abbastanza per questo!!

Settimana 24 (40)

Ultima settimana di vacanza e terzultima a Sydney…non mi sembra proprio vero!!

Lunedì e martedì a Port Stephens, sul quale farò un post a brevissimo. E mercoledì…ultimo dell’anno! Il cui pomeriggio è stato bellamente trascorso in spiaggia, a Bondi. Perché insomma, non capita tutti gli anni di passare San Silvestro facendo il bagno nell’oceano, o no?
Dopo io e Fra siamo andate a prepararci, e poi dritte alla festa a casa di Sean. Quello era il posto dove avremmo dovuto passare tutta la serata, ma qualche giorno prima ci era praticamente piovuta in testa un’occasione a cui proprio non potevamo rinunciare! Così, dopo un paio d’ore da Sean e amici, bevendo birre e con riso e tonno aromatizzato come cenone (insieme ai nachos, giustamente), io, Fra e Kara siamo partite alla volta della Navy Base, vicino a Woolloomooloo. Sì, perché un amico di Fra lavora lì e ci ha procurato 3 biglietti (gratis!) per guardare i fuochi d’artificio direttamente dalla base, probabilmente la vista sul ponte migliore in assoluto. Ho provato una gratitudine immensa per Fra e questo suo amico che ci ha fatto un regalo così grande! E così, con le nostre seggioline da campeggio, le bottiglie di vino e spumante e le patatine, ci siamo piazzate lì, ammirando i fuochi delle 21, rimanendo un po’ deluse da quelli delle 22.30, e poi con i brividi di fronte a quelli della mezzanotte. Nel mezzo, tante chiacchiere e risate e un “fuck you, shut up” che non dimenticherò (ogni riferimento è puramente casuale)! Abbiamo stappato lo spumante a mezzanotte e poi questi 14 minuti di fuochi mi hanno riempito gli occhi e fatto venire la pelle d’oca. Speravo sinceramente fossero più lunghi, ma in compenso…che meraviglia!! D’altra parte, se sono tra i fuochi artificiali più famosi del mondo, un motivo ci sarà!
Finiti i fuochi, siamo tornate a casa di Sean, dove la festa era diciamo già a buon punto…c’era gente che veniva un po’ da tutto il mondo ed è stata molto carina! Poi vabbe, certe cose sarebbero potute andare diversamente…ciò che è sicuro è che questo capodanno me lo ricorderò per sempre!

Sono andata a dormire alle 07.40, quindi il primo giorno di gennaio l’ho passato praticamente a letto e facendo un giretto in città e sdraiandomi al parco per rilassarmi un po’. Stessa cosa più o meno il 2 gennaio…diciamo che sono stati giorni un po’ particolari, ecco.

Sabato, tutto a un tratto mi sono rimessa in marcia, e ho camminato più di 6 ore sotto al sole, andando a visitare qualche quartiere per me nuovo. Non mollo Sydney fino all’ultimo! A piedi ho raggiunto Rashcutters Bay, Darling Point, Double Bay fino alla Murray Rose Pool (che cosa figa!), poi giù (o meglio, su…poche salite…) fino a Bellevue Hills, e Bondi Junction, per poi tornare indietro passando da Paddington. Insomma…una faticaccia, considerando anche i 35 gradi a picco sulla mia testa! Però, come sempre, ne vale la pena!

E stessa cosa la domenica, perché a me stare molto ferma non piace, soprattutto quando ti ritrovi in posti come questi! Ho raggiunto Rose Bay in autobus e ho di nuovo camminato a manetta, facendo una lunga passeggiata fino alla minuscola e nascosta Milk Beach, e poi ancora su su fino a Nelson Park e a un’affollatissima Shark Beach, dove mi sono fermata a rilassarmi un po’. E poi è iniziato il giro di tutta la penisola di Vaucluse, visitando Vaucluse House e poi Parlsey Beach e Gibson Beach, una leggermente deludente Watsons Bay e una carinissima Camp Cove, e poi il Sydney Harbour National Park con The Gap, una lunga e inquietante scogliera mozzafiato, ricca di fascino e tristemente famosa per l’alto tasso di suicidi. Infatti, non sono riuscita a raggiungere Jacob’s Ladder per un tratto chiuso da cordoni della polizia e ambulanze…per cui ho raggiunto l’area del Macquarie Lighthouse facendo il giro lungo e, infine, a casa.

Casa.

Sydney. È. Casa.

Settimana 23 (39)

E siamo in vacanzaaaaaa! Una settimana che mi faceva molta paura, ma che poi alla fine è trascorsa più che bene! Quando si è così tanto lontani da famiglia, amici e tradizioni, il rischio di sentirsi tristi e soli c’è, soprattutto per una come me, molto attaccata a queste cose. Ma ho cercato di farmela prendere bene e effettivamente non c’è da lamentarsi! Certo, avessi dormito e recuperato un po’ di più….

Lunedì: con Fra da Kmart, alla University of Sydney (un posto me.ra.vi.glio.so, l’ho già detto??) e poi a Coogee a…far le foto natalizie al mare!! Perché insomma, per una volta che facciamo un Natale non convenzionale…facciamolo non convenzionale fino in fondo! Così ci siamo divertite a scattare decine e decine di foto con cappellini di babbo natale, tavole da surf, scritte sul bagnasciuga, pupazzi di (neve) sabbia e tante risate! Poi in serata ho fatto un giro gigante intorno alla città per ammirare le decorazioni natalizie per l’ennesima volta. A Martin Place, uno spettacolo unico. Ho aspettato una settimana ad andare perché non me la sentivo, ed è stato davvero emozionante. Martin Place è una piazza enorme, che copre quattro isolati, e vederne la metà completamente ricoperta da fiori, foto e cartelli con scritte di condoglianze e speranza è stato un vero colpo al cuore. E va bene che sono una che si emoziona facilmente, però qui sarebbe stato facile per chiunque. Un giorno scriverò di quanto il popolo di Sydney sia emozionalmente superiore!

Martedì: giornata Ikea! Perché se la macchina sarà la nostra casa per un po’…va arredata a dovere!!

Mercoledì: quanto ero terrorizzata di sentirmi triste per la vigilia? Ma sono riuscita a mantenere una tradizione, seppur con mille varianti, e quindi ero contenta: la cena a casa mia! Ho passato la giornata a preparare e far la spesa, e con Elisa ho deciso il menù. Prima di cena io, lei e altre siamo andate a Martin Place, a vedere i Christmas Carols organizzati dal Salvation Army. È stato davvero bello, ok, la devo smettere di quanto le atmosfere che si creano a Sydney mi rendano serena J e poi i tipi hanno voluto fare un coro estemporaneo formato dagli stranieri.. per cui siamo finite in mezzo a persone da tutto il mondo, a cantare i canti di Natale ognuno nella propria lingua! Che meraviglia. E dopo la cena a casa, con ragazze provenienti da Italia, USA, Olanda, Turchia e Germania, con tanto cibo buono, vino, tante risate e tante (direi immensamente troppe) foto! Mezze brille abbiamo raggiunto il Side Bar e abbiamo concluso la vigilia ballando.

Giovedì: volevamo un Natale non convenzionale, dicevamo, giusto? E allora facciamo il pranzo di Natale sotto forma di picnic in spiaggia! Abbiamo passato qualche ora a Maroubra Beach, strafogandoci di cibo, prendendo il sole e facendo mille foto. Poi purtroppo il tempo ha ceduto e il cielo si è aperto, e allora io e Fra abbiamo optato per… 3 ore dentro all’idromassaggio! Ma sempre con i cappellini da babbo natale in testa, sia chiaro!

Venerdì: anche questa, sì, sarebbe stata una giornata difficile. Perché è l’onomastico dello zio che non ho potuto salutare, e perché Santo Stefano significa tutta l’intera famiglia insieme, 30 persone che non si vedono quasi mai che poi il 26 dicembre è comunque il 26 dicembre. E io amo queste riunioni! Per fortuna, ho avuto la mia piccola riunione anch’io. Io e Fra siamo state al Sydney Harbour National Park a vedere la partenza della Sydney-Hobart yatch race. Poi, dopo aver camminato un fottìo e aver preso diecimila bus… siamo state a far visita alla mia ex host family! Devo ammettere che l’emozione di tornare in quella casa dopo mesi è stata bella forte. Ma soprattutto…non c’è niente da fare, io quei bambini li amo. Di un amore piccolo e tenero, che non avevo mai provato prima per nessuno. Si sa, esistono tanti tipi di amore, e questi due scriccioletti io me li coccolerei per ore. È stata una bellissima giornata: ci siamo scambiati i regali, ho visto la palestra finita (che bellezza!), abbiamo chiacchierato tanto, e poi tutti insieme (io, Fra, Billy, Issy, CJ e Scott) abbiamo giocato (o provato) a cricket in giardino. È stato davvero, davvero bello! E non ci pensiamo, che altrimenti vorrei Billy e Issy qui, ADESSO.

Sabato: giornata un po’ uggiosa, il tempo non era granché. Io e Fra siamo andate ai Paddington Markets, e poi a fare una lunga passeggiata a Centennial Park, tra cigni e labirinti ingannevoli. E abbiamo anche ricevuto una fantastica notizia per Capodanno!

Domenica: dopo una mattinata di faccende domestiche/organizzative, partenza per Port Stephens!

Settimana 22 (38)

E siamo all’ultima settimana di lavoro prima delle vacanze natalizie! La quantità di cose da fare e scadenze da rispettare che si sono accumulate non riesco neanche a definirla bene. Io non avevo mai lavorato in un ufficio…beh, ora so esattamente cosa significa!! Sono comunque riuscita a fare tutto, diciamo, e venerdì abbiamo concluso il 2014 lavorativo con un mega pranzo natalizio in ufficio! Eravamo tutti quanti e Sophia (la capa) ha portata una quantità esagerata di cibo. Le spagnole preparavano la sangria, e tutti erano allegri. I clienti arrivavano e si fermavano a mangiare, e le foto si sono sprecate! È stato molto bello, ecchevvelodicoaffà.

Nel mentre, ho avuto una settimana bella piena. A iniziare dal lunedì, con l’attacco del deficiente al bar della Lindt, e tutta l’ansia e la tristezza immensa che si è portato dietro. Ho vissuto una giornata davvero particolare e ho trascorso tutta la sera sul letto a farmi film in testa e pensare. A cose brutte e speranze belle.

Martedì, dopo il corso, ho incontrato un amico in strada per caso (ma che figata eh?) e sono rimasta a chiacchierare una vita, poi pizza a casa con le mie coinquiline. Mercoledì è tornata Brufy! Non la vedevo da 5 lunghissimi mesi e sono stata felicissima di vederla, ovviamente! Abbiamo parlato tanto, mangiato sushi e riso, ma riso come verbo. Ok, è vero che c’è il riso nel sushi, però io intendevo che ridevamo…. Poi dopo ci siamo viste con Fra e abbiamo passato una tranquilla serata in compagnia degli opossum a Hyde Park. Giovedì è stato l’ultimo giorno di corso! Assurdo… il tempo passa cazzo! Abbiamo concluso con le solite cose, poi le parti burocratiche, poi quelle un po’ meno….con un brindisi! Dopo aver salutato i trainer, siamo scesi al pub sotto la scuola dove una ventina di studenti ci stava aspettando. Ho passato con tutti loro un’oretta fantastica, l’atmosfera era unica e sono davvero felice di aver fatto questa esperienza, comunque vada, che mi serva per il futuro o meno. È stato tutto perfetto così! Dopodiché ho raggiunto i miei colleghi di lavoro a una festa di una scuola, e ci siamo divertiti come sempre (tutti un po’ mezzi brilli). Venerdì sera invece è stato il momento della cena con i miei compagni di corso, inutile dire che è stata una serata giustissima, perché le persone sono giustissime! Abbiamo fatto l’aperitivo (leggi: ci siamo sfondati) a casa di Coralie, poi siamo andati a mangiare indonesiano. Abbiamo riso tanto e vabbè, basta, si sa, troppo belli.

Weekend tranquillo e pieno di Bellezza: sabato al fish market con Elisa e Chiara, una mia studentessa. Dopo esserci rimpinzati di cibo in quel fantastico posto pieno di bontà, io e Elisa abbiamo continuato e ci siamo fatte un giro i Glebe Markets e poi a Victoria Park e alla University of Sydney. Due posticini tra i quali proprio non saprei scegliere. Cazzo, che bellezza. Domenica, invece, in solitaria: piedi massacrati per le camminate immense che mi sono fatta a La Perouse e Botany Bay, scoprendo angolini di paradiso e paesaggi niente male. Lì, poi, ogni domenica un volontario offre una lezione sui serpenti locali, le loro caratteristiche e come proteggersi. E io, sì, me lo sono visto tutto. Facendo un passo indietro quando i serpenti si avvicinavano troppo (anche con il recinto, vabbe), però non sono fuggita dallo schifo! Passi avanti. E poi dopo autobus, e altra super camminata a Malabar e a Maroubra Beach, “spiaggettina” niente male, con la seconda Big Thing vista da spuntare dalla lista: il cubo di Rubik!

Settimana davvero bella e intensa. GRAZIE Australia, quanto mi stai dando? Non quantificabile!!

C’è una parte del genere umano

Sono una che, nel bene o nel male, riflette sempre molto, su praticamente tutto ciò che le accade intorno. Purtroppo (o per fortuna) non mi faccio coinvolgere dai grandi temi, dalle guerre e le ingiustizie e le brutture politiche intorno al mondo; rischio di risultare disinformata o menefreghista, ma non posso farci molto, il desiderio di sapere tutte queste cose non mi appartiene. Però tutto quello che mi capita intorno, e che riesco a vedere da vicino, mi tocca molto, sia una cosa triste o allegra, piccola o grande, importante o frivola.

Quello che è successo nelle ultime 48 ore qui a Sydney, ovviamente, mi ha toccato. Mi ha toccato davvero tanto, forse più di quello che mi sarei aspettata; ma soprattutto mi ha dato modo, ancora una volta, di riflettere e di osservare l’eterogeneità dell’essere umano.

Quindi, due mattine fa un tipo è entrato armato in un bar e ha tenuto in ostaggio 17 persone per circa 16 ore. Questo bar si trova a 10 minuti a piedi da casa mia e a circa 20 dal mio ufficio, dove mi trovavo quando ho appreso la notizia. Da quel momento, alle 10 del mattino, mi sono incollata a internet, aggiornando le news ogni 5 minuti e non riuscendo a concentrarmi particolarmente sul lavoro. Le scadenze e le urgenze prenatalizie sono andate a farsi fottere. Intorno a me, tutti i miei colleghi tranquilli, che fanno le cose di sempre e, se esce fuori il discorso, fanno battute e ridono.

Ridono, e un chilometro da noi 17 persone sono sotto tiro di pistola.

Io faccio finta di niente ma evito di parlare con tutti. Una ragione particolare per cui questo signore deficiente abbia scelto quel bar sembra non esserci. Per cui mi chiedo che cosa sarebbe successo se fosse entrato nel bar qui vicino. Mi faccio mille domande che iniziano con “E se…”, domande che non avranno mai risposta, perché niente di tutto ciò che si trova nella mia testa è realmente capitato.

I miei colleghi mi parlano, io rispondo a monosillabi. Uno di loro, il mio amico omone colombiano, mi dice che andrà tutto bene perché il terrorismo in Australia non esiste e questo è soltanto un cretino e tutto si risolverà. Io continuo a chiedermi da dove provenga l’insensibilità delle persone, che continuano a ridere e scherzare come niente fosse, a prendersi caffé e camminare spensierati per le vie del centro. O forse, forse non è insensibilità. Magari no, ma continuo a chiedermi come potrei chiamarla, allora.

Entro su Facebook perché so già che ci saranno migliaia di commenti sulla vicenda, e io ne sono inspiegabilmente, quasi morbosamente attratta. Leggo qualcosa, rimango schifata, dopo 2 minuti chiudo perché mi viene da urlare e divento rossa in faccia per la vergogna di aver anche solo letto quelle cose. Perché tu puoi ridere e scherzare sulle tue cose, facendo finta che nulla stia succedendo, magari per farti forza o per distrarti, ma come puoi fare ironia sulle persone che sono sotto tiro in quell’esatto momento? Devo smettere di pensarci.

Passo tutto il giorno in uno stato un po’ confusionale, a metà tra la distrazione e il pensiero fisso. Dopo pranzo chiamo la mia amica che lavora in un bar vicino all’Opera House; mi dice che hanno dovuto chiudere e che lei se ne sta andando con una collega al mare per allontanarsi il più possibile dalla città, visto che ci sono poliziotti con i cani in tutta Circular Quay a cercare possibili bombe. A me viene quasi da ridere, da quanto sono in ansia. A fine giornata, controllo la diretta per l’ultima volta prima di tornare a casa, e viene fuori che questo cretino potrebbe aver messo bombe in giro per il centro.

Io, in centro, ci abito, ci lavoro, ci vivo.

Vado a casa con passo svelto ma incerto, i miei occhi sono radar e ogni movimento sospetto mi fa sobbalzare. Passo la serata cercando di distrarmi, guardando un film e non pensando, per quanto sia possibile. Mi sveglio e controllo subito le news, leggendo le notizie minuto per minuto. Due persone (perché quello non lo considero neanche) sono morte, 5 ferite, e a me scendono le lacrime.

E passo tutta la giornata triste, a non voler parlare con nessuno perché non sopporto la voce, le risate e le battute di nessuno. Soprattutto di quei coglioni che fanno battute sulla vicenda e sulle morti. Che “coglioni”, poi, è quasi un complimento.

Io non so di preciso perché questa cosa mi abbia toccato così tanto, infinitamente di più rispetto a qualsiasi persona con cui ho parlato in queste 48 ore. Forse è perché è capitato così vicino a me, proprio fisicamente. Forse perché è stata minacciato il centro cittadino dove io trascorro tutta la mia vita. Forse perché è una cosa a cui proprio non sono abituata.

Il fatto è che io NON voglio abituarmi. Certe persone mi hanno detto che nei loro Peasi di provenienza queste cose sono (o erano) all’ordine del giorno, per cui non si scandalizzano. Un mio collega al corso, quando mi ha visto scossa, mi ha detto: “Ah, that’s nothing! Come to Israel and you’ll see such things every day”.

Forse quindi è questo. La gente intorno a me è assuefatta alla violenza, alla morte, alle armi, al pericolo. Tutto è diventato quasi normale, sempre un po’ più accettabile. 17 ostaggi in un bar e due morti non sono niente, in confronto a tante altre cose che succedono.
Allora è giusto ragionare così? Non preoccuparsi, indignarsi, meravigliarsi più di niente? Rimanere insensibili, quasi intorpiditi di fronte a ciò che ti capita intorno, persino quando ce l’hai sotto al naso? Fare battute deficienti e selfie da coglioni per indorare una pillola amarissima ed esorcizzare un dolore che ormai non si prova più? E, soprattutto, pensare che tanto a te non capiterà mai, perché a te le cose vanno sempre bene e sarai sempre invincibile?

Io non voglio vivere così. Non voglio vivere come se niente al mondo non importasse più. Amo meravigliarmi per le cose belle, anche per quelle normali, e credo sia legittimo farlo anche per quelle brutte. Non voglio chiudermi nella mia scatola e pensare che, finché sto li dentro, andrà tutto bene. Non voglio diventare insensibile e pensare solo ai social network e a farmi bello davanti agli altri con battute IDIOTE e senza senso.

Allo stesso tempo, in realtà so perché sono rimasta così scossa. Perché, oltre a tutto questo, non voglio neanche dover essere sempre impaurita. Sono sicuramente esagerata, forse ho visto troppi film. Ma non chiedo molto, voglio solo un posto nel mondo dove sentirmi al sicuro. Dove non ci sia nessuno che mi rompe il cazzo, che sia con una pistola o con un cervello da topolino da laboratorio. Dove possa sentirmi libera e dove possa coltivare la mia serena, normalissima, vita. L’Australia era quel posto, fino a due giorni fa, e ora un po’ della sua innocenza è andata persa.

Da tutto questo schifo, però, torno a guardare lo smile che mi disegno ogni mattina sulla mano sinistra, per ricordarmi di sorridere e di vedere il buono ovunque. Voglio ricominciare e concludere la mia permanenza in questa città amandola, come e più di sempre, guardando i colori natalizi che non si sono spenti, gli autobus che si sono limitati a cambiare tratta ma non si sono fermati, e tutte quelle persone che hanno portato i fiori e hanno pianto con me, anche se a distanza.

C’è una parte del genere umano che, seppur sempre più limitata, rimane pulita, pura e genuina. Una parte che sa piangere, stringere una mano e meravigliarsi. Una parte che sa tacere, quando è il caso di farlo, e che sa riconoscere ancora le cose importanti della vita.

Questa è la parte in cui voglio credere.

Settimana 21 (37)

Ho iniziato la settimana nel peggiore e più intenso dei modi: sui libri.

Evviva.

Penultima settimana di corso e mia ultima lezione. Ultima lezione significa creare un lesson plan da capo, decidendo persino la tipologia di lezione e l’argomento. Ciò significa: farsi il culo. Per cui lunedì sono uscita da lavoro alle 3 per preparare, e sono stata su fino alle 3.20 del mattino…non voglio neanche commentare! Va detto, però, che martedì ho fatto una lezione coi controcazzi, che mi è valsa un Above Standard e l’amore infinito da parte dei miei studenti..ma solo perché li ho riempiti di dolcetti! Ahahah d’altra parte era la mia ultima lezione e volevo viziarli un po’ J

Il resto della settimana per la verità è scorso normalissimo, senza nulla di interessante da raccontare, se non la tranquilla serata passata al Three Monkeys con Fra e un hamburgher strabuono. Il weekend non è stato niente male, e ho visitato il mio terzo stato australiano, che altro non è che una singola città, Canberra! Ma di questo ne parlerò a breve!

Il tempo, certo, va che è una meraviglia.

Settimana 20 (36)

In questa settimana sono successe cose varie, un po’ random, tipo:

  • Mi sono ubriacata
  • Mi son sentita una figa
  • Ho preso tanta acqua
  • Ho mangiato allo sfinimento
  • Mi è stato offerto uno sponsor

Ecco, l’ultimo punto lo lasciamo lì, con molta nonchalance, e facciamo finta che abbia la stessa importanza di un bicchiere di spumante o qualche goccia di pioggia…ne parlerò su questo blog a breve, perché merita una menzione d’onore, e ci mancherebbe.

Il Natale si avvicina e, quindi, le scuole ci invitano ai loro party. Non ho capito bene come mai, ma io li sto frequentando (quasi) tutti ahaha, però bello così! Il punto 2 è successo a uno di questi: venerdì mattina io e Andres (il mio collega colombiano superpalestrato che io dico sempre appartenente ai cartelli della droga, ma in realtà ci vogliamo bene) siamo stati invitati al party organizzato dall’ACU (Australian Catholic University) a North Sydney. Lui è venuto a prendermi in macchina e ci siamo ritrovati al 26esimo piano di questo grattacielo (tutto di proprietà dell’università), da cui si godeva di un panorama mozzafiato sulla baia, e circondati da cibo ottimo (e bellissimo) e agenti di educazione privenienti da tutta Sydney. È stata una mattinata molto interessante…il giro del campus soprattutto. Chi mi conosce molto bene crederà al fatto che avevo le lacrime agli occhi….la vita universitaria per me è stata meravigliosa, e fare il giro di un campus così bello, pulito, organizzato, attrezzato, funzionale, vissuto…mi ha fatto tornare con la mente alla mia università: è stato tutto così bello, e ci immaginiamo come sarebbe potuto essere in un campus del genere? Come minimo perfetto! Ho invidiato tanto gli studenti e mi sono quasi emozionata. È stata di sicuro una mattinata interessante!

L’altro party è stato mercoledì sera, ed è lì che scatta il primo punto. Io e Misun (la mie vice capa, diciamo, che tra l’altro mi ha parlato dello sponsor proprio in taxi mentre andavamo alla festa) volevamo stare una mezz’ora al massimo. Morale della favola: noi e gli altri nostri colleghi siamo stati gli ultimi a lasciare il locale, super entusiasti e sorridenti ahaha d’altra parte il vino era buono e gratis! E non contenti siamo finiti in un altro locale, dove io presa tra i fumi dell’alcol ho iniziato a raccontare cose talmente personali che la mattina dopo in ufficio ero fucsia dalla vergogna! Ahahah povera me.

Il weekend è stato bello come al solito: dopo una tranquilla serata di chiacchiere con Fra il venerdì, sabato al corso abbiamo fatto un lunghissimo morning tea che poi è sfociato in pranzo, con un bendiddio di cibo e, per l’ennesima volta, un’atmosfera perfetta. Domenica gita a Cockatoo Island con Claudia e Natalia, e poi una super mega passeggiata a Balmain e Birchgrove, una zona che volevo vedere da tanto e che non mi ha deluso. Peccato per quelle due goccette di pioggia (leggi: il diluvio universale) che mi ha beccato proprio all’ultimo, con tanto di traghetto su mare in tempesta. Siamo tutti felici!

IL puntino

Mi sembra di essere in un film. O in un video musicale. Sullo schermo tutto si muove, a velocità aumentata, e ogni contorno è sfocato, ogni colore è sfumato. I suoni si perdono, le luci e le ombre si mischiano.

Io. Sono concentrata.

Tutto quello che mi capita, tutti e tutto ciò che mi sta intorno è solo quello, è solo un contorno. Sono grata per ogni piccola cosa, per ogni singola persona, per ogni anche marginale esperienza. Accolgo tutto con grande cuore, non chiederei di più, non cambierei niente.

Ma io, sono concentrata.

In mezzo a tutto questo. In tutto ciò che si muove a velocità aumentata, a ogni contorno sfocato, a ogni colore sfumato, a ogni suono perso, a ogni luce che si mischia con l’ombra. In mezzo a tutto questo. C’è un puntino. Nitido. Perfetto. Io sono concentrata su quel punto. E non sono solo io, a essere concentrata. Ogni centimetro di me è concentrato. Ogni mia emozione, ogni mia sensazione, tutte concentrate. C’è una forza, misteriosa ma inarrestabile, che spinge dal mio stomaco, da ogni millimetro sottopelle. Mi spinge, e mi fa inevitabilmente camminare avanti. Verso quel punto. La forza di gravità e tutte le forze del mondo mi spingono. Verso quel punto. Non distolgo lo sguardo, non sbatto le palpebre a costo di lacrimare, non mi fermo agli ostacoli a costo di sanguinare; e niente, niente, niente intorno a me può distrarmi.

È un all in. Punto tutto. Tutto ciò che ho, tutto ciò che sono. Punto davvero tutto su quell’unico puntino nitido in mezzo a tutto questo movimento a velocità aumentata. Ci investo tutto, e so che è giusto. Sono pronta, è quello che DEVO fare. Devo farlo per me.

Io non posso perdere. Non posso perdere, non posso perdere, non posso perdere.

Settimana 19 (35)

Ok, ci sono evidentemente stati dei problemi qui. Sono rimasta giusto un attimino indietro e le cose che voglio scrivere si stanno accumulando sempre di più. Non voglio rinunciare ai miei report settimanali perché serviranno tanto a me, una volta tornata a casa, perciò, con soli millemila giorni di ritardo, eccoci.

In teoria è arrivata l’estate, in pratica a Sydney non gliene frega un piffero. Il tempo è stranissimo, e dire che è imprevedibile è un eufemismo. Ma perché hanno inventato il servizio meteo su Sydney? Che tanto è del tutto inutile.

Settimana tutto sommato normale e tranquilla. Solite cose al lavoro, momenti di palpebra calante alternati a risate. Martedì è arrivato il nuovo trainee italiano e mi fa davvero strano parlare italiano in ufficio con qualcuno che non sia un cliente! Prima ero abituata a parlare da sola che tanto nessuno mi capiva, adesso devo stare attenta! 🙂 Venerdì abbiamo fatto un piccolo party in ufficio, perché era l’ultimo giorno di Cynthia, una mia collega cilena. Ci siamo rimpinzati di piadine, empandas e frullati ai frutti esotici, ed è stato davvero bello (non solo per il cibo eh! Ahahah).

Anche al corso tutto tranquillo, ormai sono davvero perfettamente a mio agio con i trainer, i colleghi e gli studenti, che sono fantastici. Avevo paura del livello upper-intermediate, perché pensavo che avrebbero fatto gli spacconi sapendo più inglese (ahahah, poche seghe mentali mi faccio), e invece sono tutti davvero carinissimi!

Per il resto, martedì ho rivisto la mia amica tedesca Vanessa che è venuta a stare da me qualche ora per riorganizzare la valigia prima di tornare in Germania. Mi ha regalato un sacco a pelo, balsami e cibo: quanto mi piace essere l’ultima persona che sta con quelli che tornano a casa? Ho guadagnato un sacco di cosine, meglio così! Venerdì, invece, è venuta Elisa a trovarmi in ufficio e poi siamo uscite con le altre. Ci siamo ritrovate a mangiare pizza e patatine al 3 Wise Monkeys, a bere birra e chiacchierare con il cugino di Matias (il mio nuovo collega italiano) che è una persona – diciamo – abbastanza singolare.

Il sabato al corso sono stata benissimo, era il compleanno di Andrea e quindi abbiamo mangiato praticamente tutto il tempo: chai muffin e altri dolcetti di mattina, una mangiatona al ristorante cinese per pranzo. Abbiamo chiacchierato di tante cose e sono stata benissimo. Il resto del pomeriggio l’ho trascorso ai miei adorati Botanic Gardens con Cristina (una delle mie “studentesse”..argh che strano dire questa cosa!) e Fra dopo. Poi me ne sono tornata a casa a preparare lezioni e assignment come se non ci fosse un domani. E la domenica me la sono passata da sola, e sono finalmente andata a Cronulla, pure quella nella mia lista da mesi. Si tratta di una spiaggia a sud dell’area di Sydney, a circa un’ora di treno dal centro. Mi sono rilassata e ho fatto “vita di mare”, come non capitava da parecchio!

Insomma, settimana tranquilla, e io sempre molto, molto concentrata.

Foto di Cronulla!

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Settimana 18 (34)

Scrivere al blog: quella cosa che non riesci mai a fare per il poco tempo libero a disposizione e per le palpebre che a ogni ora del giorno e della sera si abbandonano alla forza di gravità senza un minimo di lotta. Scrivere al blog: quello che vorrei fare sempre, per imprimere da qualche parte le mie cazzate e i miei contorcimenti mentali e buttar dentro tutte le foto e tutte le mitiche scoperte made in Australia. E invece un cazzo, becchiamoci la solita pappardella domenicale e grazie tante.

Sono arrivata a: stanchezza – livello pro. Advanced. Non lo so. Lo si nota anche dal fatto che sto praticamente qui a dire cose senza senso invece di andare a letto. Comunque boh, faccio le solite cose, ma oltre alle lezioni si sono aggiunti tutti questi assignment, che portano via tempo ed energie e anche quei pochi neuroni rimasti. Perché tutti gli altri, poverini, c’erano eh. Solo che son bruciati. Ma non dal mio iperlavoro mentale (pfff), bensì dai 40 gradi che ci sono in questa città. Abitare e lavorare in centro mi piace, ma i 35 gradi segnati sul termometro diventano 40 minimo riflessi sull’asfalto e sul cemento. Lavoro in un open space, con tutte le scrivanie nella stessa stanzona, ci guardiamo e parliamo tutti e mi piace tantissimo. Ma la stanzona non ha finestre, e l’aria condizionata è rotta. Mi si appiccicano i jeans alla pelle e l’aria mi si appollaia sulle spalle come una copertina di pile. IO ODIO IL CALDO. C’è poco da fare, vado controcorrente, ma il caldo no. Sarò sempre irremovibile su questo.

Sono le 23.54 di domenica sera, voglio svegliarmi tra meno di 7 ore per vedere il derby, e son qui a scrivere cazzate sul caldo. Mi sa che sono stanca.

Aggiornamenti della settimana: solito mazzo al lavoro, ma mi diverto, faccio il traning ai nuovi arrivati e la cosa mi fa sentire molto figa, scrivo contenuti web e manuali, traduco, faccio preventivi e ricevo i primi clienti veri veri. Venerdì ho messo un annuncio per la ricerca di un tirocinante italiano. E si comincia a passare tutto quello che ho imparato…mi spiacerà lasciare questo lavoro, soprattutto quando arrivano quei giorni in cui nessuno ha voglia di fare niente e passiamo l’uno alla scrivania dell’altro, facendo finta di scambiarci informazioni importanti quando invece ci stiamo raccontando il weekend. O quando arriva il venerdì pomeriggio, con gli smoothies buoni buoni offerti dalla “casa” e la musica sparata, che tanto, chi se ne frega, è venerdi!

Al corso, martedì ho fatto la mia prima lezione al livello upper-intermediate. Ero a dir poco terrorizzata, invece è andata bene. Ormai mancano solo 3 lezioni da insegnare, e sono determinata a farle bene e a non sbagliare più. Coi colleghi mi trovo stra bene e, anche se benedirò il momento in cui non avrò tutte queste preoccupazioni e la sera potrò soltanto riposarmi e andare in palestra invece di pensare ai lesson plan, so già che mi dispiacerà lasciare questa piccola routine e tutti loro!

Vita sociale ciao, questa sconosciuta. Eppure sono contenta così perché sono (e voglio essere) assolutamente concentrata su me stessa e sui miei obiettivi. Tra le lezioni e le preparazioni, le uniche due serate in cui potrei uscire sono il venerdì e il sabato. L’ho fatto, trovando un compromesso col tempo da dedicare allo studio. Così mi sono bastate un paio d’ore per serata, con una birra e tante chiacchiere, e sono a posto.

Oggi il sole picchiava duro e il termometro segnava 36 già alle 8 di mattina. 42, la massima. I capelli spalmati sulla fronte? Per forza. Però sono stata contenta di andare al Featherdale Wildlife Park, dopo mesi e mesi di permanenza nella mia lista. Al Featherdale il caldo, almeno in alcuni punti, si sentiva un pochino meno, e gli animali erano tutti svegli e abbastanza attivi (alcuni anche troppo), al contrario di quello che mi sarei aspettata, considerato il caldo. Questo parco è un’ottima soluzione, perché gli animali stanno in recinti e vengono protetti e coccolati come in uno zoo, ma alcuni di questi recinti (quelli degli animali non pericolosi, insomma), sono aperti, quindi il contatto è molto più aperto rispetto al solito zoo. Ho dato da mangiare a canguri e wallaby dalla mia mano, ho accarezzato tanti animaletti (tra cui l’echidna che, giustamente, ha drizzato gli aculei, e meno male che ho i riflessi abbastanza pronti). Ma soprattutto, è probabilmente l’unico posto nei dintorni di Sydney dove non solo puoi farti le foto coi koala senza spendere un barile di soldi, ma puoi anche toccarlo e accarezzarlo (solo sul culo, però, perché se vai su testa e spalle quello ti artiglia senza problemi). Così, per la prima e chissà ultima volta in vita mia, ho toccato quella pelliccetta di peluche, e mi sono divertita tanto a farmi le foto. Il koala mi fissava e mi ha fatto l’occhiolino.

Siamo diventati amici.

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Settimana 17 (33)

Settimana tranquilla e niente di particolarmente interessante da raccontare. Però, direi che la potrei chiamare la settimana delle soddisfazioni. Perciò questo è il post dell’autostima, lasciate che si alzi da 1 a 1.2, almeno per oggi!

Ho ricominciato ad andare in palestra un paio di volte perché, anche se mi manca proprio il tempo materiale, non riesco a non privarmene per più di un tot. Se solo tutto ciò mi premiasse con qualche risultato visibile!

Per il resto tutto tranquillo, a lavoro vado come un treno e mi piace davvero tanto. Sono anche parecchio contenta di poter infilare tutte le traduzioni che sto facendo nel CV, ovviamente! Già in ansia per quello che (non) riuscirò a fare in futuro…Parlo spesso con la capa, e lei mi racconta anche le cose più riservate e “segrete” dell’azienda; cosa che tu, che sei lì da 4 mesi e ce ne starai altri 2 e basta, proprio non ti aspetteresti. Eppure lei si confida, mi parla dei torti ricevuti in passato e dei progetti che ha per il futuro. Mi ha offerto più volte di aiutarmi a rimanere in Australia ancora per un po’, così da poter lavorare per lei. Alla fine della conversazione, giovedì mi ha detto che per lei sono un punto fermo e che si sentirà persa quando me ne andrò. Sono tutte cose che danno una gran soddisfazione! Probabilmente lavorerò un pochino per lei anche dall’Italia, e sono davvero contenta di poterle dare una mano. Per me questo lavoro è iniziato come una cosa assolutamente nuova, e sono davvero felice per tutto quello che mi sta dando.

Anche il corso procede alla grande. Siamo arrivati a metà, ci scambieremo le classi e io dovrò andare ad insegnare al livello upper-intermediate. Questa cosa mi spaventa molto, ma spero di riuscire a cavarmela in qualche modo! Nel mentre, abbiamo fatto i meeting di metà corso e io ho ricevuto un above standard in molti dei criteri da soddisfare. Io, ovviamente, ero stata severa con me stessa nell’autovalutazione, ma il mio insegnante mi ha detto di quanta fiducia ha in me e di quante belle cose ho fatto durante questa prima metà. Mi ha anche detto che sono una delle più forti del corso e, figuriamoci, per me che sono anche la più insicura, e l’unica non madrelingua che si ritrova sempre a impappinarsi quando parliamo tra di noi…beh, ha fatto un certo effetto, ed io ero lì impassibile, ma in realtà la piccola me dentro al mio stomaco si cimentava in un triplo salto mortale carpiato sticazzi e stimazzi. Insomma, è stato bello! Però so che ho ancora tantissimo da fare, e che essere brava a insegnare non significa (NON significa) che il mio livello di inglese sia migliorato. O almeno, non abbastanza per i miei standard. Quindi pepe al culo e andiamo!

In generale è stata una settimana stancante ma tranquilla: mercoledì sera 4 ore di osservazione a un corso di inglese, venerdì sera al Village Bizarre a The Rocks (dove ho dato il meglio di me, mangiando come se avessi 4 stomaci), sabato sera al O bar and dining (un bar al 47esimo piano in centro a Sydney, posto super chic e vista che vabbe), domenica a vedere i relitti delle navi sul Parramatta River, e qualche altro giretto qua e là. Tutto il resto del tempo: studio, lavoro, cazzeggio in quantità.

Ancora 9 settimane e poi inizio a viaggiare! Sono molto contenta di aver trovato la mia compagna di viaggio (almeno per la prima parte), così sono un po’ più tranquilla (soprattutto perché mi sembra una persona nelle mie corde). Per la seconda parte…ansia, terrore, paura, non vedo l’ora!!