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Cambio di rotta…ma I’ll be right back sempre

Questo blog a un certo punto si è arenato, perché nei giorni di viaggio scrivevo i post dal cellulare, il che mi mandava spesso fuori di testa. Per cui non ce l’ho fatta più, perdevo troppo tempo, e il racconto del viaggio si è fermato a (meno di) metà.

Ormai sono tornata in Italia da due mesi e mezzo, e scrivere ancora su questo blog sarebbe insensato: Lui è sull’Australia, dall’Australia e per l’Australia.

Siccome, però, non sono capace di stare troppo tempo senza scrivere (di minchiate e piccoli racconti), è nato I’ll be right back, un blog con lo stesso nome e gli stessi intenti, ma molto meno (purtroppo…) australiano. Se vi va di leggere ancora i miei post sui miei viaggi del corpo e della mente, seguite il mio nuovo blog…io vi aspetto lì!

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My trip’s diary-Day 26

Io non sono mai stata una persona molto superstiziosa, anzi. Però oggi era venerdì 13. 

E la cosa si è fatta abbastanza sentire. 

Iniziamo la giornata con un nervoso indicibile, perché ieri sera mi è arrivata la batteria portatile in testa (tanto male, tanto) e poi è finita sul cellulare, grattandomi (SPERO SOLO, non ho il coraggio di guardare) la pellicola protettiva del cellulare che ho nuovo da neanche una settimana. Sono felicissima, mi han detto. 

Torniamo a Portland per farci una passeggiata, e mi sa che siamo tutte un po’ così perché non ci parliamo molto. Il lungomare è carino ma niente di trascendentale. Torniamo alla macchina è una ragazza mi fa gentilmente notare un piccolo problema.

Stiaaaaaamo calmi. Chiamo Fra e Kara, e insieme la guardiamo. La gomma forata. La guardiamo e non sappiamo se ridere o no. Senza dire niente, scarichiamo i mille bagagli che abbiamo in macchina, tiriamo fuori la ruota di scorta e iniziamo. Un signore ci presta un tubo di ferro per facilitarci il lavoro e ci guarda e sta con noi fino alla fine. Abbiamo le mani nere quando ricarichiamo tutto, ma ci siamo. Come al solito, chiamiamo tutti i gommisti del paese uno a uno per trovare il prezzo più basso, e poi si va. Riscarica tutto, e aspetta. Nella sfiga, ci va anche bene che il tizio è gentile e ci fa passare avanti ai suoi impegni.

Ci lasciamo Portland alle spalle e andiamo verso Cape Beidgewater, passando da Cape Nelson Conservation Reserve. Ci fermiamo ad ammirare la Petrified Forest (molto diversa e un po’ meno entusiasmante rispetto alla mia preferita in Arizona…) è l’ennesimo Blowhole. L atmosfera è assurda perché non c’è quasi nessuno, c’è un silenzio totale, questa terra rossa e decine di pale eoliche che si stagliano contro il cielo azzurro. Solo, troppe mosche. Di quelle stronze, giganti, che ti si appiccicano alle gambe e non si spostano se le scuoti e fanno anche male. Le odio. 

Pranziamo a Cape Bridgewater con vista mare, poi spesa veloce e ci fiondiamo verso l’interno, perché oggi vogliamo fare i Grampians e non c’è molto tempo. 

In macchina, dopo poco ci accorgiamo che la macchina si sta surriscaldando un po’ troppo velocemente. Non capiamo perché. Pare che si debba aprire l’aria calda al massimo per riportare la macchina alla sua temperatura. Quindi figuriamoci, tre cretine in macchina con 35 gradi fuori e 32 dentro… Avevo i piedi in fiamme, ma va tuuuuuutto bene!!! Potrebbe andare peggio, no??? 

Senza fermarci, passiamo Hamilton e altri piccoli paesini dell’interno, e poi (dopo avermi lasciato a perdermi a chiacchiere con la tipa del Visitor Centre, perché io amo parlare con le signore anziane), ci addentriamo nel mezzo del Grampians National Park, e raggiungiamo Halls Gap. Lì ci fermiamo a cercare di fare amicizia con un folto gruppo di canguri. Ma loro fanno i preziosi ed è ormai pomeriggio inoltrato, quindi si va. Purtroppo non abbiamo tempo di vedere gran parte di questo meraviglioso (e immenso) parco, ma la signora mi ha consigliato i punti salienti, e credo che mi abbia consigliato bene. Infatti, dopo poco raggiungiamo un lookout da cui, Oddio, lo so, lo dico sempre, ma cioè non c’è altro che io possa dire: la vista è uno spettacolo per occhi e anima. L’Australia è DAVVERO così immensa e si perde e questo cielo gigante e i colori così vividi e i contorni così delineati, non pensavo potesse esistere qualcosa del genere prima di venire qua. Non pensavo esistessero paesaggi più belli di quelli che si vedono nelle foto modificate da Photoshop. 

Ci spostiamo un altro po’ e camminiamo qualche chilometro per raggiungere i Balconies, un altro bellissimo lookout. Io e Kara scavalchiamo un sentiero chiuso al pubblico per raggiungere un punto fighissimo, sembra che siamo nella bocca di qualche animale, e sotto di me c’è il vuoto. Fa un po’ impressione ma ok.

Ultima tappa dei Grampians, le McKenzie Falls. Anche qui, vederle dall’alto rende il panorama davvero unico. Occhi non dimenticate nullaaaaa!!! 

Ormai inizia a piovere (e figurati) e si sta facendo buio. Noi e la nostra macchina estremamente surriscaldata raggiungiamo i pressi di Horsham e ci fermiamo a dormire nell’ennesima piazzola di sosta. Ragni e scarafaggi mentre cuciniamo si sprecano. Ma non mi lamento. Questo venerdì 13 è finito e alla fine siamo abbastanza sopravvissute!! 

































































My trip’s diary-Day 25

Qua non ci si può proprio lamentare 🙂 

Stamattina siamo andate a Port Fairy, quello che non si sa quando (immagino qualche anno fa) è stato dichiarato il villaggio più vivibile al mondo. In effetti sembra molto carino e tranquillo. Noi facciamo qualche foto alla spiaggia e al Moyne River, poi andiamo a fare una lunga passeggiata a Griffiths Island. Di cui (sì, anche di quella….) mi sono innamorata 🙂 È un’isoletta così tranquilla, quieta, estremamente selvaggia e, boh, così bella. L’unico neo è che che c’era un vento terribile, ma vabbè. Abbiamo camminato lungomare, poi sulla spiaggia e in mezzo ai cespugli insieme a un wallaby, poi abbiamo raggiunto il faro e siamo tornate indietro dall’altra parte. Solo quattro colori: il verde dei cespugli, il bianco/oro della spiaggia, il nero delle rocce, il blu del mare. Tutti in successione, tutti così vividi sotto a questo sole e a questo cielo terso. Io mi fermavo ogni tanto a pregare i miei occhi di non dimenticarsi mai di quello che vedono. 

Dopo, abbiamo ripreso la macchina per raggiungere la Tower Hill Conservation Reserve, dove abbiamo pranzato (in macchina come le solite barbone che siamo) e poi siamo partite in esplorazione. Abbiamo fatto il sentiero lungolago e io ero un po’ in tensione per i serpenti. E infatti uno ne è passato, ho fatto in tempo a vederne la coda e ho fatto un salto e lui è scappato. 

Non mi piace. Non mi piace per niente! 

Raggiungiamo il punto informazioni e da lì, dopo aver avvistato un altro koala dormiglione su un albero e una decina di emu che se la spassavano nella radura, ci siamo fatte un paio di lunghe camminate in mezzo alla foresta, avvistando però niente più che un sacco di uccelli. E un altro cazzo di serpente. Che mentre io e Kara eravamo lì a chiacchierare a un certo punto ci giriamo e c’era Fra che faceva le foto ma nel mentre si stava cagando sotto. E io volevo scappare ma anche vederlo e quindi ero lì indecisa, e alla fine sono andata a vederlo. E poi però sono scappata, eh. 

Dopo queste grandi camminate tra alberi e animali, siamo tornate alla civiltà, dicesi Portland, per fare una bella doccia all’aperto (dicesi al vento), e poi siamo venute a dormire in una specie di foresta, e cenato con strani uccelli che rubano il cibo e con un piccolo wallaby che ci guarda. 

Si può fare! 

















































My trip’s diary-Day 24

Questa è stata probabilmente la giornata più ricca e più bella vissuta fino ad ora, in termini di Bellezza. Perché ci sono cose che la natura fa e che ti riempiono il cuore e gli occhi di felicità da quanto sono belle, e oggi ne abbiamo viste parecchie in successione!! 

Questa è la parte più bella della GOR. Noi ci siamo svegliate con la ramanzina dei ranger e, nonostante il tempo nuvoloso e incerto, siamo corse di nuovo dagli Apostoli per vederli alla luce del mattino. È fantastico camminare lungo il sentiero, svoltare l’angolo e all’improvviso ritrovarteli li, questi giganteschi monoliti che spuntano da un’acqua azzurrissima. L’erosione del mare e degli agenti atmosferici hanno contribuito a rendere la parete di queste rocce molto disomogenea, e a ogni cambiamento di luce la vista sembra sempre un po’ diversa. È un posto davvero unico e, nonostante avessi visto le foto centinaia di volte, solo quando ci sei capisci la sua grandezza e la sua maestosità. È il perfetto esempio della Grandezza con la G maiuscola dell’Australia. È forse uno dei miei posti preferiti del Paese finora. 

Le nuvole non ci fermano e proseguiamo di nuovo verso Port Cambell. In meno di 20 chilometri, sempre all’interno del Port Campbell National Park, ci sono decine di cose belle da guardare. Ci fermiamo prima in una parte dove si possono ammirare alcune formazioni rocciose davvero bellissime: Razorback e il fantastico Loch Ard Gorge, una spiaggia incastonata in alte pareti di roccia, dove noi ci siamo divertite a fare centinaia di foto mentre saltiamo (sorvoliamo sul fatto che io non sono capace di fare la foto al momento giusto, e vabbè). 

Ci fermiamo innumerevoli volte, per vedere tante altre formazioni rocciose mozzafiato, come il London Bridge (che ormai da più di vent’anni non è più un bridge), the Arch e the Grotto, dopo una pausa pranzo sul lungomare di Port Campbell. 

Dopo una breve sosta a Pererborough e qualche foto alla Bay of Martyrs (dove siamo state 34 secondi perché c’era un vento pazzesco), ci siamo mosse verso Worrnambool, una cittadina che io aspettavo tanto per il Big Millshake che però è stato estremamente deludente. Ci siamo allora fatte una passeggiata intorno al Lake Pertobe, dove c’è un bel prato con il parco giochi, un labirinto e tanta pace. 

E poi a dormire in un buco di paese chiamato Yambuk, in uno spiazzo verde vicino allautostrada e a un bagno chimico. Ma con un tramonto niente male!! 

E gli occhi me li sono riempiti alla grande pure oggi 🙂 






































































































My trip’s diary-Day 23

Si va avanti lungo questa niente male Great Ocean Road! 

Colazione a Lorne in riva al mare, poi un salto a Separation Creek è un bel bagno a Apollo Bay, con questa spiaggia lunga lunga e niente male (anche abbastanza deserta, prima dell’arrivo dell’orda di cinesi). Pranziamo sulla spiaggia e poi ripartiamo lungo la costa e poi verso l’interno, in mezzo al Cape Otway National Park. Questo posto pare perfetto per avvistare koala in the wild, così noi iniziamo ad aguzzare la vista appena la strada si inerpica nella foresta. Ma non vediamo proprio un bel niente. Poi però per fortuna esiste la gente. Quella che si ferma sul ciglio della strada e guarda in su. Lì pensi: o sono matti, o su quell’albero c’è un koala. E quindi ci siamo ritrovate a non guardare più gli alberi, ma semplicemente a fermarci dove c’erano altre macchine (Ahahahah l’apoteosi della sfigaggine) e così abbiamo visto quattro meravigliosi, pelosi, sonnacchiosi koala ok giro per il parco! Tanto bellini è molto molto in the wild 🙂 

Abbiamo raggiunto la parte del faro, salvo poi scoprire che per vederlo da vicino si doveva pagare (e non proprio bruscolini..20 dollari cazzo), così abbiamo fatto una camminata e siamo tornate indietro. 

Dopo una breve sosta a Lavers Hill, dove ci sono un benzinaio (cioè, una solitaria e polverosa pompa di benzina), un café è una baracca (ma anche uno stupendo pannello con degli animali australiani disegnati sopra e il buco al posto della faccia di un canguro e di un koala, dove noi abbiamo perso circa 20 minuti a far foto…..), ci siamo spostate verso Port Campbell e ci siamo ritrovate nel Port Campbell National Park, e a pochi chilometri dai 12 Apostoli. E che fai, non ci vai?? Sapevamo che non valeva molto la pena vederli di sera perché sono contro sole e veniva fuori una sorta di black Apostles, ma visto che ci siam passate davanti…. È così abbiamo trascorso una mezz’ora in questo posto meraviglioso che vabbè io vorrei piangere da quanto è bello e però non dico niente perché domani me lo godrò di più e quindi basta sto zitta e ma quanto cazzo è bello quel posto?????? 

Raggiungiamo infine Port Campbell e ceniamo quasi sulla spiaggia. Poi (una volta scaricata Kara che stanotte dorme in mezzo al nulla, io non so come diavolo faccia a non essere terrorizzata), sistemiamo la macchina, facciamo il letto è tutto… Per poi accorgerci che non si poteva dormire li. E quindi a bui inoltrato vai a cercare un altro posto…. Morale della favola, siamo in un parcheggio per camion, una sorta di piazzolone di sosta sterrato sul ciglio della strada, buio pesto e una macchinata di cinesi caotici a 20 metri da noi. 

Va tutto bene!!!! 

























































My trip’s diary-Day 22

Scrivo sul blog seduta sulle scaline di un bagno pubblico sulla spiaggia di Lorne, Great Ocean Road. Ed è già tornato il freddo, naturalmente. In realtà oggi c’era un bel sole, accompagnato però da un vento rompicazzo. Insomma, assolutamente nulla di nuovo!!
Stamattina siamo andate a Geelong, una città con un lungomare molto carino, completo di molo, porto, spiaggia, prato, ruota panoramica tutta colorata e tanti personaggi di legno in giro. Abbiamo trascorso un’oretta lì e poi è stata l’ora delle “commissioni”: una spesa gigante e il giro dei punti vendita delle compagnie telefoniche per capire quanta ricezione avremo nei prossimi giorni (ricordo ai miei piccoli lettori che, in quanto a internet e ricezione telefonica, l’Australia è una ventina d’anni indietro).
E poi si inizia la Great Ocean Road! Ci siamo finalmente!! Iniziamo con Torquay: arriviamo a Fishermans Beach e ci stendiamo sulla sabbia per circa 20 minuti, dopo i quali avevano sabbia ovunque, persino su per il c e abbiamo perciò deciso di desistere. Questa parte della costa è famosa per il surf, e in effetti in quanto a vento è messa piuttosto bene! Infatti poi ci spostiamo un po’ più avanti e la situazione non cambia. Ci sono una spiaggia e un punto panoramico attaccati, che si chiamano rispettivamente Cosy Corner e Danger Point: che carini saranno gli australiani? Da qua il panorama è molto bello, è il vento sposta anche le balenottere come me. Decidiamo quindi ti fare una capatina a Bells Beach, la spiaggia dove si tengono i campionati di surf, e poi continuiamo la nostra traversata, fermandoci a Anglesea, in punti imprecisati lungo la strada per le foto, e infine a Lorne.
Un giorno mi piacerebbe avere il tempo di raccontare nei dettagli come si svolgono le parti “tecniche” del nostro viaggio: è qualcosa che adesso troviamo a volte stancante e a tratti pesante, ma che non vorrò mai dimenticare perché è un pezzo di vita davvero unico!!
E intanto siamo sulla Great Ocean Roaaaad :)))

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My trip’s diary-Day 21

E si riparte! Dopo due giorni su un bel letto comodo e in una casa con tutte le comodità, ritrovarmi chiusa in macchina sul materasso di gommapiuma non è il massimo… Ma in fondo ormai questa è casa! Ancora per 10 giorni…
Stamattina siamo stati in casa per finire di riprenderci, preparare tutto e salutarci. Poi siamo partite per Brighton Beach, la spiaggia a sud-est di Melbourne, famosa per le sue “casette” colorate. Naturalmente era nuvoloso (…..), ma è un posto davvero carino, ci sono tutte queste casette in fila dai colori sgargianti che mettono tanta allegria!!
Dopo un paio d’ore di macchina abbiamo raggiunto Ballarat, la seconda città del Victoria per grandezza (leggi: un grande paese). Ballarat è meta turistica perché è stata diciamo la capitale del periodo della corsa all’oro nel 1800. Molti edifici hanno lo stile di quell’epoca e il risultato è davvero molto bello! Una cittadina ordinata, sonnacchiosa e con dei palazzi stupendi! Dopo un bel giro a piedi, abbiamo raggiunto il lago e il giardino botanico, che è un piccolo gioiellino. È tutto così curato e in ordine, e so perfettamente che questa è una cosa che mi mancherà molto quando tornerò in Italia!
Siamo piazzate vicino a un paesino chiamato Garibaldi (vicino a Napoleons….parliamone), nello spiazzo di una scuola minuscola attiva nel 1800 e che ora ha un’atmosfera un attimo sinistra…speriamo bene!!

Prima delle foto, un ringraziamento. Non so se Francesco leggerà mai qui, ma mi sento di ringraziare lui e Katrina comunque. Ci hanno accolto con un’ospitalità che è davvero davvero difficile trovare. Ci hanno viziato e coccolato, non facendoci mancare mai niente. Sono stati generosi, disponibili e soprattutto simpaticissimi! Io Fra l’ho visto una sola volta in vita mia, nel 2010, un sabato sera allo stage di animazione; non possiamo certo dire di conoscerci bene. Eppure lui è stato disponibilissimo come se fossimo grandi amici. Accade solo quando le persone hanno un grande cuore, sono aperte agli altri e disponibili a donare qualcosa di loro in modo del tutto disinteressato. E io sono sempre felice quando vedo cose del genere.
In questo momento sono tanto grata. A loro, all’Australia, a questa vita in vacanza che durerà poco ma è meravigliosa.

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